Addio a Valentino Garavani: il cordoglio della Lombardia e l’eredità di uno stile che ha fatto scuola
20/01/2026
Quando scompare un nome come Valentino Garavani, la parola “stilista” smette di bastare. Nella memoria pubblica resta un lessico fatto di silhouette riconoscibili a distanza, di tagli che hanno educato l’occhio, di un’idea di eleganza italiana capace di diventare lingua internazionale senza perdere l’accento d’origine. La notizia della morte dello stilista, a 93 anni, ha aperto una sequenza di reazioni istituzionali e di tributi dal mondo della moda; tra queste, il messaggio del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, che ne ha ricordato le radici a Voghera e il ruolo nell’affermazione del Made in Italy.
Fontana, a nome della Giunta regionale, ha parlato di un altro “grandissimo” della moda e ha insistito su due punti che, nel caso di Valentino, coincidono spesso: l’identità e la capacità di restare attuale. È una formula che, al netto del tono istituzionale, fotografa bene una carriera costruita su un equilibrio raro: innovare senza inseguire, rimanere riconoscibili senza ripetersi.
Il cordoglio di Fontana: Voghera, Made in Italy, “Rosso Valentino”
Nel messaggio diffuso dalla Regione, Fontana ha sottolineato come Valentino, “originario di Voghera”, abbia contribuito “in maniera importante all’affermazione del Made in Italy nel mondo” e come, con “uno stile inconfondibile”, abbia segnato “la storia dell’eleganza”, restando sensibile ai cambiamenti senza smarrire la propria identità. La chiusura è affidata a un dettaglio che, in realtà, dettaglio non è mai stato: l’omaggio al “Rosso Valentino”, definito “inarrivabile e inimitabile”.
È significativo che un’istituzione scelga proprio quel colore come chiave di lettura: perché “Rosso Valentino” non indica soltanto una tonalità iconica, ma un’idea di firma, di riconoscibilità, di artigianato portato al rango di simbolo. In un tempo in cui il lusso tende a confondersi con il rumore, quel rosso ha funzionato spesso come una scorciatoia visiva: bastava un colpo d’occhio per capire “chi” c’era dietro.
L’eredità di Valentino: eleganza come progetto, non come nostalgia
Secondo le ricostruzioni pubblicate in queste ore, Valentino è morto a Roma; la sua figura resta legata a un arco narrativo che ha attraversato il meglio del jet set internazionale, le grandi première, le cerimonie ufficiali, ma anche una disciplina quotidiana fatta di atelier, prove, correzioni millimetriche. Il suo nome è diventato sinonimo di abito da sera e di alta sartoria, eppure la parte più interessante della sua storia è forse un’altra: l’idea che l’eleganza sia un progetto culturale, una forma di ordine, una grammatica coerente, non un accessorio per tempi facili.
Per la Lombardia, e in particolare per l’Oltrepò pavese che ne rivendica la nascita, la scomparsa di Valentino non è soltanto un lutto “di settore”: è la perdita di una figura capace di trasformare un’origine provinciale in un marchio globale, senza recidere il legame con l’Italia come officina di stile, lavoro e manifattura. E per chi osserva la moda come industria, resta un promemoria poco sentimentale ma decisivo: quando un brand diventa linguaggio, può attraversare i decenni; quando resta solo prodotto, invecchia più in fretta.
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