Archeologia e memoria, a Milano un incontro sulla Piana di Erbil tra ricerca e tutela del patrimonio
08/04/2026
In una regione del mondo attraversata da guerre, instabilità politica e crisi umanitarie, la tutela del patrimonio culturale assume un significato che supera i confini della ricerca accademica e tocca direttamente il terreno della responsabilità civile. È da questa consapevolezza che prende forma il nuovo appuntamento del ciclo Svelare il passato. L’archeologia della Statale incontra la città, promosso dall’Università degli Studi di Milano, che il 16 aprile alle ore 17 porterà al Labirinto di Arnaldo Pomodoro, in via Solari 35, una riflessione ampia sul valore dell’archeologia nei territori del Vicino Oriente segnati dai conflitti.
Il titolo dell’incontro, Nella piana di Erbil. Dai villaggi neolitici ai grandi imperi di Mesopotamia, introduce un percorso che unisce aggiornamento scientifico e lettura del presente. Al centro ci saranno le ricerche archeologiche condotte nei siti di Helawa e Aliawa, nel Kurdistan iracheno, due aree di grande rilievo per comprendere l’evoluzione storica e culturale della Mesopotamia settentrionale.
Le ricerche della Statale in una delle aree chiave della Mesopotamia
A presentare i risultati delle indagini saranno Luca Peyronel, delegato della rettrice per gli scavi archeologici, e Agnese Vacca, ricercatrice del dipartimento di Studi Letterari, Filologici e Linguistici dell’Università degli Studi di Milano. Il loro intervento ricostruirà le trasformazioni che hanno interessato la Piana di Erbil nel corso dei millenni, dalle prime comunità neolitiche fino alla formazione delle città e all’età dei grandi imperi dell’Asia occidentale.
Il valore dell’incontro sta anche nella capacità di restituire all’archeologia la sua profondità storica, mostrando come i processi di lungo periodo abbiano modellato una delle regioni più importanti del Vicino Oriente antico. La Piana di Erbil, crocevia di culture, commerci e forme di potere, rappresenta infatti uno spazio privilegiato per osservare l’evoluzione delle società mesopotamiche e il modo in cui insediamenti, istituzioni e sistemi di relazione si siano trasformati nel tempo.
Ricerca sul campo e difesa della memoria culturale
L’appuntamento milanese, tuttavia, non si esaurisce nella dimensione scientifica. Il contesto in cui oggi si collocano molte missioni archeologiche impone una riflessione più ampia. In aree segnate da conflitti armati, instabilità e fragilità istituzionali, proseguire le attività di ricerca significa anche contribuire alla salvaguardia del patrimonio, contrastarne la dispersione e riaffermare il valore universale della cultura come spazio condiviso di conoscenza e cooperazione.
Ogni progetto sviluppato insieme alle istituzioni e alle comunità locali acquista, in questo quadro, un peso che va oltre lo studio dei reperti e dei siti. Diventa una forma concreta di tutela, un gesto di fiducia nel futuro e una presa di posizione contro la distruzione materiale e simbolica della memoria storica. L’archeologia, così intesa, si configura come pratica di dialogo capace di costruire relazioni anche nei contesti più esposti alla vulnerabilità.
Il richiamo all’UNESCO, che quest’anno compie ottant’anni, rafforza ulteriormente il senso dell’iniziativa e rimette al centro il compito delle istituzioni internazionali nella difesa del patrimonio culturale e nella promozione della pace. In un passaggio storico in cui monumenti, archivi, siti archeologici e luoghi identitari continuano a essere minacciati o cancellati, la protezione della memoria diventa parte integrante di una più ampia responsabilità collettiva.
Il Labirinto di Arnaldo Pomodoro come luogo simbolico dell’incontro
La scelta del Labirinto di Arnaldo Pomodoro come sede della conferenza aggiunge un livello ulteriore di significato. L’opera monumentale dell’artista, ispirata ai miti di Gilgamesh e all’immaginario della Babilonia, richiama in chiave contemporanea le grandi civiltà della Mesopotamia e offre una cornice capace di mettere in relazione arte, archeologia e memoria. Non si tratta quindi di uno spazio neutro, ma di un luogo che dialoga direttamente con i temi affrontati dall’incontro.
Ad aprire la conferenza saranno i saluti della direttrice generale della Fondazione Arnaldo Pomodoro, Carlotta Montebello, e dello stesso Luca Peyronel. Al termine, il pubblico potrà visitare il Labirinto, completando il percorso con un’esperienza immersiva che, attraverso il linguaggio artistico, restituisce la densità simbolica e storica delle civiltà del Vicino Oriente. In questa sovrapposizione tra ricerca, racconto e spazio espositivo si coglie forse il tratto più interessante dell’iniziativa: la volontà di portare l’archeologia fuori dai luoghi specialistici e farne un’occasione viva di confronto con la città.
Articolo Precedente
Niguarda, nasce l’Ospedale di Comunità: un ponte tra ospedale e territorio
Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.