ARSACS, un nuovo fronte di ricerca: il ruolo degli oligodendrociti nello studio sostenuto da Telethon
02/03/2026
L’Atassia Spastica Autosomica Recessiva di Charlevoix-Saguenay, nota con l’acronimo ARSACS, è una patologia genetica rara che compromette in modo progressivo il sistema nervoso centrale. Si manifesta con rigidità muscolare, difficoltà di coordinazione e un graduale deterioramento del controllo motorio, sintomi che incidono in maniera significativa sull’autonomia e sulla qualità di vita delle persone colpite. All’origine vi sono mutazioni nel gene responsabile della produzione della sacsina, una proteina indispensabile per l’equilibrio e la sopravvivenza delle cellule cerebrali.
Per anni l’attenzione della comunità scientifica si è concentrata quasi esclusivamente sui neuroni, considerati i principali bersagli del danno. Oggi, grazie a un progetto sostenuto dal bando Fall Seed Grant 2025 di Fondazione Telethon, si apre una prospettiva diversa, che amplia il campo di indagine e promette di arricchire la comprensione dei meccanismi patologici alla base della malattia.
Oltre i neuroni: il coinvolgimento delle cellule di supporto
Il nuovo studio, guidato da Davide Marangon presso il Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell’Università Statale di Milano, prende le mosse da una scoperta recente: la sacsina non è prodotta soltanto dai neuroni, ma anche dagli oligodendrociti, cellule cerebrali deputate a un compito essenziale. Sono infatti gli oligodendrociti a formare la mielina, la guaina che avvolge le fibre nervose e consente la trasmissione rapida ed efficiente degli impulsi elettrici lungo il sistema nervoso.
Quando la mielina è compromessa, il segnale rallenta o si interrompe, con ripercussioni sull’intero funzionamento cerebrale. Comprendere cosa accade agli oligodendrociti in assenza di sacsina significa quindi interrogarsi su un possibile anello mancante nella catena degli eventi che conducono alla degenerazione neurologica osservata nei pazienti con ARSACS.
“Recenti scoperte hanno evidenziato che la sacsina viene prodotta anche dagli oligodendrociti – spiega Marangon –. Con il nostro progetto vogliamo capire esattamente cosa succede a queste cellule quando la proteina viene a mancare”.
Modelli umani e tecnologie avanzate per studiare la mielinizzazione
Il gruppo di ricerca utilizzerà modelli di oligodendrociti umani geneticamente modificati, in cui l’espressione della sacsina è stata disattivata. Attraverso tecnologie di ultima generazione sarà possibile analizzare in modo dettagliato le alterazioni cellulari e i processi di mielinizzazione, con l’obiettivo di chiarire il ruolo preciso della proteina nel mantenimento dell’integrità del tessuto nervoso.
L’approccio è significativo anche per un altro aspetto: amplia il concetto stesso di bersaglio terapeutico. Se finora l’attenzione era rivolta prevalentemente alla protezione dei neuroni, questa ricerca suggerisce che intervenire sulle cellule di supporto potrebbe rivelarsi altrettanto determinante.
“L’obiettivo è comprendere il ruolo della sacsina nella mielinizzazione e nel funzionamento cellulare – conclude il ricercatore –. Le conoscenze che emergeranno potranno orientare strategie terapeutiche capaci di tutelare non solo i neuroni, ma anche le cellule che ne garantiscono il corretto funzionamento”.
Il progetto si inserisce nel quadro delle iniziative promosse da Fondazione Telethon in collaborazione con le associazioni di pazienti, con l’intento di favorire studi mirati sulle malattie genetiche rare, stimolare nuove ipotesi di ricerca e tradurre i risultati in prospettive concrete di trattamento. Nel caso dell’ARSACS, esplorare il contributo degli oligodendrociti potrebbe rappresentare un passaggio decisivo verso una visione più completa della patologia e, in prospettiva, verso opzioni terapeutiche più efficaci.