Bovimac 2026 a Gonzaga: zootecnia e macchine, il Mantovano al centro della partita
19/01/2026
Venerdì 16 gennaio, a Gonzaga (Mantova), si è aperta Bovimac 2026, la manifestazione che unisce mostra bovina e meccanizzazione agricola nei padiglioni della Fiera Millenaria, con calendario fino a domenica 18 gennaio 2026. Al taglio del nastro hanno partecipato l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura Alessandro Beduschi e il sottosegretario al MASAF Patrizio La Pietra, presenza che fotografa un dato evidente: qui non si viene per una passerella, si viene perché la zootecnia lombarda continua a muovere economia reale, filiere, lavoro e una quota rilevante della produzione nazionale.
Perché Gonzaga è un luogo “politico” per la zootecnia
La scelta del Mantovano non è casuale: Bovimac insiste in una delle aree più rappresentative per allevamento bovino e filiera lattiero-casearia. Non è un concetto astratto, basta guardare la geografia delle produzioni e la densità di aziende legate al latte, alle stalle, alla trasformazione, alla logistica. È anche il territorio che convive con l’identità — e con i vincoli — della DOP economy: standard, controlli, investimenti, una reputazione costruita nel tempo e difesa ogni giorno da chi produce. Nel comunicare l’apertura, la Regione ha parlato di un “epicentro” e Beduschi ha ribadito l’idea di Gonzaga come laboratorio, dove ciò che funziona può diventare riferimento per la Lombardia.
Bovimac, in questa cornice, serve a mettere nella stessa stanza istituzioni, allevatori, imprese e fornitori di tecnologie. Lo si percepisce già dal sottotitolo ufficiale: 32ª Mostra Bovina Interregionale e 29ª Rassegna delle macchine e attrezzature per agricoltura e zootecnia. È la sintesi di due mondi che, nella pratica quotidiana, non sono separabili: senza meccanizzazione e innovazione di processo, il conto economico di una stalla diventa più fragile; senza qualità e tenuta di filiera, la tecnologia resta un costo, non un investimento.
Innovazione, sostenibilità, competitività: il messaggio delle istituzioni
Nel suo intervento Beduschi ha insistito su tre parole che, in zootecnia, hanno un significato molto concreto: innovazione, sostenibilità, competitività. La sostenibilità, letta così, non coincide con un elenco di divieti; passa da modernizzazione, benessere animale, riduzione delle emissioni, economia circolare, genetica e gestione più efficiente delle risorse, mettendo le imprese nella condizione di investire e di misurare i risultati. È un’impostazione che dialoga con le scelte nazionali, ed è qui che la presenza di La Pietra diventa un segnale: quando Regione e Ministero si presentano insieme, l’aspettativa del comparto è che la filiera trovi regole comprensibili e strumenti stabili, non indicazioni che cambiano passo dopo passo.
Una fiera che parla di economia, prima che di “vetrina”
Bovimac viene definita dagli organizzatori come appuntamento di riferimento per l’allevamento bovino e la meccanizzazione nel Nord Italia, con una tradizione ormai consolidata nel calendario della Fiera Millenaria. Il dato interessante, oltre alle dichiarazioni, è l’ampiezza del perimetro: animali, macchine, attrezzature, filiere, incontri tra operatori. È il tipo di fiera dove l’innovazione si giudica con criteri spicci: ore risparmiate, consumi ridotti, manutenzione, qualità del prodotto, capacità di rispettare standard ambientali e richieste del mercato senza spezzare la sostenibilità economica delle aziende.
In un periodo in cui l’agricoltura viene spesso raccontata per slogan — o per emergenze — eventi come questo mostrano la sostanza: una filiera che produce valore e che chiede strumenti per continuare a farlo, con meno rumore e più precisione.
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