Depressione post partum, lo studio della Statale di Milano accende l’attenzione sulla condizione
06/04/2026
La depressione post partum continua a essere una delle condizioni più delicate e meno comprese legate alla maternità. Sul piano clinico resta spesso sottovalutata, mentre sul versante sociale pesa ancora un’immagine idealizzata del dopo parto che rende più difficile, per molte donne, riconoscere il proprio malessere e chiedere aiuto.
È da questa consapevolezza che nasce lo studio coordinato da Paolo Brambilla, docente di Psichiatria del Dipartimento di Fisiopatologia medico-chirurgica e dei trapianti dell’Università Statale di Milano, condotto insieme alla Psichiatria e alla Neonatologia del Policlinico di Milano, in collaborazione con la Neuroradiologia e con la Ginecologia.
La ricerca affronta il tema con un approccio integrato, che unisce l’osservazione clinica all’impiego di strumenti di neuroimaging, in particolare la risonanza magnetica. L’obiettivo è approfondire i meccanismi della depressione post partum, monitorare la risposta ai trattamenti e valutare con maggiore precisione sia l’intensità dei sintomi depressivi sia la qualità della relazione tra madre e bambino.
Una condizione clinica distinta dal baby blues
Come spiega il professor Brambilla, la depressione post partum rientra nei disturbi dell’umore e può manifestarsi entro il primo anno dalla nascita del figlio.
Si distingue dal cosiddetto baby blues, che ha natura transitoria e tende generalmente a risolversi spontaneamente nelle prime due settimane dopo il parto. Nel caso della depressione post partum, invece, la sintomatologia si presenta in forma più persistente, strutturata e capace di incidere in modo significativo sulla vita quotidiana della donna.
Tra i segnali più frequenti figurano tristezza costante, instabilità emotiva, ansia, alterazioni del sonno, cambiamenti nell’alimentazione e difficoltà nella relazione con il neonato. Si tratta di elementi che possono compromettere il benessere complessivo della madre e che, se ignorati, rischiano di pesare anche sul rapporto precoce con il bambino.
I dati epidemiologici richiamati dal docente indicano una prevalenza compresa tra il 7% e il 15% delle donne nel periodo successivo al parto, una percentuale che rende evidente la necessità di affrontare il tema con strumenti adeguati e con maggiore attenzione pubblica.
Lo stigma sociale resta uno degli ostacoli principali
Dalla ricerca e dall’esperienza clinica emerge un dato netto: molte neomamme faticano ancora a riconoscere il disagio come una condizione trattabile e tendono invece a leggerlo come una mancanza personale. La sofferenza psicologica viene spesso associata a un senso di inadeguatezza, a un fallimento nel ruolo materno, a vissuti di colpa che rallentano la richiesta di supporto. È proprio questa dimensione, più culturale che medica, a rendere la depressione post partum particolarmente insidiosa.
Secondo Brambilla, la consapevolezza su questo disturbo è ancora limitata. Il momento successivo al parto viene spesso raccontato come una fase esclusivamente felice, mentre nella realtà coincide con un profondo riassetto psicofisico, emotivo e relazionale. In questa cornice, i sintomi depressivi possono essere minimizzati o confusi con la normale fatica dei primi mesi, finendo per ritardare l’intervento.
Lo stesso peso dello stigma si riflette anche nella partecipazione allo studio. Il gruppo di ricerca ha registrato un livello di adesione considerato soddisfacente, pur in presenza di ostacoli organizzativi legati alla gestione del periodo post partum. Maggiori difficoltà si riscontrano proprio nel coinvolgimento delle donne con sintomi depressivi più evidenti, che risultano spesso meno propense a esporsi o a cercare sostegno. Nonostante questo, è stato reclutato oltre metà del campione previsto e l’attività di arruolamento è ancora in corso.
Ricerca, diagnosi precoce e supporto specialistico
La scelta di dedicare uno studio specifico a questo tema nasce dalla convinzione che la salute mentale materna non riguardi soltanto la donna, ma abbia effetti profondi anche sullo sviluppo emotivo, cognitivo e relazionale del bambino. Per questo prevenzione, informazione e trattamento precoce assumono un valore centrale.
Nel progetto milanese, l’uso delle risonanze magnetiche si affianca a scale cliniche standardizzate che permettono di osservare in modo più preciso la risposta alle cure e l’evoluzione del legame madre-bambino. L’impostazione multidisciplinare consente di affrontare la depressione post partum non come un disagio isolato, ma come una condizione complessa che richiede competenze diverse e una presa in carico tempestiva.
Per le neomamme che avvertono difficoltà dopo il parto, il primo riferimento può essere rappresentato dai percorsi presenti nelle strutture ospedaliere, in particolare nei servizi di psichiatria e neonatologia. Al Policlinico di Milano, presso la Psichiatria di consultazione, sono attivi programmi dedicati al sostegno delle donne fino a un anno dal parto, con interventi calibrati sulla situazione clinica della paziente.
Il punto, sottolineato con chiarezza dagli specialisti, è che quel disagio non va nascosto né normalizzato: va riconosciuto, ascoltato e trattato con la stessa serietà riservata a ogni altra condizione di salute.
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