In Statale nasce il Fondo Arnaldo Pomodoro: la biblioteca dell’artista diventa patrimonio pubblico
27/01/2026
All’Università Statale di Milano prende forma un nuovo tassello nel rapporto tra atenei e istituzioni culturali: la Fondazione Arnaldo Pomodoro ha deciso di donare all’Università la biblioteca personale dell’artista, dando origine a uno speciale Fondo Arnaldo Pomodoro. Non si tratta di un gesto simbolico, ma di un trasferimento sostanziale di conoscenza: circa 5mila volumi e 100 serie di periodici, con la presenza di testi rari e di difficile reperibilità nelle biblioteche italiane, entreranno nella Biblioteca di Storia dell’Arte, della Musica e dello Spettacolo dell’Ateneo, che ne curerà catalogazione, conservazione e fruizione pubblica e gratuita.
L’annuncio è arrivato in concomitanza con la presentazione del programma di iniziative per il centenario della nascita di Arnaldo Pomodoro, artista che ha inciso in modo profondo sulla scultura contemporanea. In questo contesto, la scelta della Fondazione assume un valore preciso: non soltanto tutelare un patrimonio librario, ma renderlo disponibile come strumento di studio e come laboratorio per nuove letture critiche, dentro un’istituzione capace di garantire accessibilità e continuità nel tempo.
Una donazione che consolida un’alleanza culturale avviata nel 2018
Il Fondo nasce dentro una collaborazione già strutturata. Fondazione e Statale lavorano insieme dal 2018, con comodati, progetti condivisi, laboratori e programmi formativi, secondo una linea che punta alla valorizzazione del patrimonio e alla trasmissione del sapere alle nuove generazioni. La biblioteca personale, in questo senso, è una cerniera perfetta: unisce la dimensione dell’archivio e quella della didattica, la ricerca specialistica e l’uso quotidiano da parte di studenti e studiosi.
La rettrice Marina Brambilla ha sottolineato il significato dell’operazione proprio in termini di opportunità: la biblioteca di Pomodoro, artista di fama internazionale, arricchisce il patrimonio dell’Ateneo e mette a disposizione di studentesse e studenti un corpus di volumi potenzialmente “ispirante” per lo studio, la tesi, l’analisi delle fonti. Il Fondo viene così presentato come un ulteriore tassello di un rapporto stretto tra Università e sistema culturale del territorio, con un’idea chiara: l’università come luogo di conservazione, ma anche come spazio di accesso e di attivazione dei contenuti.
Dentro la biblioteca di Pomodoro: un atlante di interessi tra antico e contemporaneo
Il valore del Fondo non è soltanto quantitativo. La biblioteca racconta, per stratificazioni successive, l’evoluzione degli interessi di Pomodoro e del suo sguardo sull’arte. Un primo nucleo, risalente agli anni Quaranta e Cinquanta, è legato a culture figurative antiche, europee ed extra-europee, e ad alcuni protagonisti delle avanguardie del primo Novecento: tracce che rimandano a un’idea di ricerca nutrita di archetipi, forme originarie e sperimentazioni radicali.
Negli anni Sessanta e Settanta la raccolta cresce e si orienta progressivamente verso cataloghi di mostre e pubblicazioni con un baricentro più marcato sul panorama contemporaneo, tra Italia e Stati Uniti, tendenza che si consolida negli anni Ottanta e Novanta. Nel primo decennio dei Duemila, anche grazie all’azione della Fondazione, le acquisizioni aumentano in modo ancora più consistente, seguendo la “falsariga” degli interessi del fondatore: una crescita che suggerisce non un semplice accumulo, ma un progetto culturale, quasi un atlante ragionato costruito nel tempo.
Un capitolo importante riguarda la storia fisica di questa biblioteca: una parte è stata allestita tra il 2005 e il 2011 negli spazi della ex sede della Fondazione in via Solari a Milano, ma il patrimonio complessivo nasceva in origine da più luoghi – studio, abitazione milanese, residenza di campagna – a conferma di una biblioteca vissuta, non musealizzata, pensata come strumento di lavoro e di orientamento.