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Invernizzi all’HPC6 di Eni: quando la digitalizzazione passa dai chip

22/01/2026

Invernizzi all’HPC6 di Eni: quando la digitalizzazione passa dai chip

Mercoledì 21 gennaio 2026 il sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia con delega alla Digitalizzazione, Ruggero Invernizzi, ha visitato a Ferrera Erbognone (Pavia) il supercomputer Eni “HPC6”, ospitato nel Green Data Center del gruppo. L’uscita non ha avuto il tono della passerella: il tema, qui, è la sostanza industriale di una tecnologia che decide tempi e costi della ricerca applicata, dalla modellazione geofisica alle simulazioni più avanzate legate alla transizione energetica.

HPC6 è stato completato e avviato tra fine 2024 e inizio 2025; nei comunicati ufficiali Eni lo colloca ai vertici europei e lo accredita tra i primi al mondo, con un debutto in Top500 nella fascia altissima della classifica. Al netto delle etichette, la visita di Invernizzi si innesta su un messaggio chiaro: la digitalizzazione, se vuole essere politica economica e non soltanto narrazione, deve ancorarsi a infrastrutture capaci di sostenere filiere ad alta intensità di calcolo, dati e competenze.

Ferrera Erbognone, un’infrastruttura che pesa sulla competitività

Per Regione Lombardia, il punto non è “avere un supercomputer”, come fosse un trofeo; il punto è cosa abilita. Un’infrastruttura di questo livello può accorciare i cicli di sperimentazione, ridurre l’incertezza in fase di progettazione, rendere più rapida la validazione di modelli complessi. È l’ossatura invisibile che permette a ricerca e industria di parlarsi con un linguaggio comune, quello della simulazione e dell’analisi ad alte prestazioni.

Nella nota diffusa dalla Regione, Invernizzi rivendica l’ambizione di una Lombardia “protagonista” nell’innovazione tecnologica e nella capacità di attrarre investimenti strategici, indicando proprio l’HPC6 come esempio concreto di intreccio tra industria, ricerca e sviluppo. Il passaggio è politico nel senso più pratico del termine: posizionare il territorio dove si decide il vantaggio competitivo, cioè nei nodi in cui l’innovazione smette di essere progetto e diventa capacità produttiva.

Numeri e architettura: perché HPC6 è un caso europeo

HPC6, secondo i dati Eni, raggiunge una potenza di picco di 606 PFlop/s (oltre 600 quadrilioni di operazioni al secondo) e utilizza una piattaforma Cray EX4000 con storage ClusterStor E1000. L’architettura è ibrida: nodi con CPU AMD EPYC e GPU AMD Instinct MI250X, scelta coerente con le esigenze di calcolo massivamente parallelo tipiche dell’AI e delle simulazioni scientifiche.

Questi dettagli contano perché spiegano la posta in gioco: non si tratta soltanto di “velocità”, ma di autonomia tecnologica e capacità di sviluppare modelli proprietari su scala industriale. Eni stessa collega il sistema a un ventaglio di applicazioni che vanno dall’elaborazione di dati complessi alla ricerca su decarbonizzazione ed efficienza. In questo quadro, la Lombardia si ritrova a ospitare una leva infrastrutturale che parla al mondo produttivo, alle università, alle competenze digitali che mancano e che, proprio per questo, diventano terreno di attrazione.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.