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Lombardia in Mauritania: Cattaneo apre un canale operativo nel quadro del Piano Mattei

27/01/2026

Lombardia in Mauritania: Cattaneo apre un canale operativo nel quadro del Piano Mattei

La missione a Nouakchott del sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia con delega alle relazioni internazionali ed europee, Raffaele Cattaneo, segna un passaggio concreto nella costruzione di partenariati tra Italia e Africa lungo la traiettoria del Piano Mattei. Insieme a una delegazione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Cattaneo ha partecipato a una giornata di lavoro dedicata a individuare nuove opportunità di collaborazione con interlocutori istituzionali mauritani e con gli attori internazionali presenti nel Paese. La Lombardia, unica Regione italiana rappresentata al tavolo, ha scelto di portare in campo una proposta con un impianto già strutturato: la cooperazione universitaria e l’innovazione come strumenti di sviluppo condiviso.

Nel corso degli incontri, il sottosegretario ha dialogato con diversi ministri mauritani, con rappresentanti di agenzie ONU e con organizzazioni della società civile italiana attive sul territorio. Al centro della missione, la presentazione dell’Italia–Africa Joint STI Campus – Science, Technology and Innovation in support of Sustainable Transition in Africa, un progetto che punta a trasformare l’asse accademico in un’infrastruttura stabile di formazione, trasferimento tecnologico e sviluppo locale.

Joint STI Campus: l’architettura del progetto e la rete di atenei coinvolti

L’iniziativa si fonda su una rete ampia e, per composizione, strategica: 11 università lombarde (Politecnico di Milano, Università Statale di Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore, Università di Pavia, Università LIUC – Carlo Cattaneo, Università di Brescia, Università Vita-Salute San Raffaele, Università di Bergamo, Università Bicocca, Università dell’Insubria e Università Humanitas) e 4 università africane localizzate in Etiopia, Uganda, Tanzania e Mauritania.

Il cuore del modello è dichiaratamente pragmatico: far incontrare la conoscenza scientifica con i bisogni dei territori, evitando interventi calati dall’alto e puntando su sinergie tra istituzioni, comunità scientifiche e sistemi produttivi. La doppia transizione – digitale ed ecologica – viene letta come terreno comune su cui costruire alleanze, a condizione che la cooperazione sia pensata come reciproca e non assistenziale.

Formazione executive e trasferimento tecnologico: cosa cambia sul terreno

Il progetto prevede l’attivazione di corsi universitari executive nelle università africane partner, con un coinvolgimento che non si limita alla docenza “importata”: ricercatori locali, imprenditori e funzionari pubblici sono chiamati a entrare nella progettazione e nella realizzazione dei percorsi. L’obiettivo dichiarato è rafforzare l’ecosistema dell’innovazione, facilitando accordi pubblico–privato, scambi tra uffici di trasferimento tecnologico e momenti strutturati di confronto – forum e seminari – capaci di mettere attorno allo stesso tavolo competenze scientifiche e decisori istituzionali.

La componente lombarda mira a garantire competenze qualificate su settori ad alto impatto: sviluppo agricolo, sanità e igiene, gestione delle risorse energetiche, sviluppo industriale e imprenditoriale. A regime, la platea coinvolta è significativa: almeno 500 ricercatori e laureati, 200 giovani imprenditori e 100 funzionari pubblici, con benefici indiretti stimati per oltre 40.000 tra studenti universitari, cittadini e lavoratori locali. Non è un dettaglio numerico: è l’indicazione di un progetto che si propone di generare capacità diffusa, non singoli interventi episodici.

Piano Mattei e Mauritania: il nodo geopolitico tra stabilità e cooperazione

Nelle parole di Cattaneo, innovazione, sviluppo sostenibile e formazione diventano la chiave per rendere il Piano Mattei efficace “a partire dalle esigenze dei territori”, valorizzando il principio di sussidiarietà e costruendo partenariati “concreti e reciprocamente vantaggiosi”. Il riferimento alla Mauritania come Paese “baluardo” rispetto ai rischi di radicalizzazione nel Sahel colloca la missione anche su un piano di sicurezza e stabilità regionale: cooperazione e geopolitica, in questo caso, non corrono su binari separati.

La sfida, ora, è dare continuità a quanto presentato a Nouakchott: trasformare una missione istituzionale in una pipeline di progetti, scambi e risultati misurabili, dove università, imprese e amministrazioni pubbliche trovino un linguaggio comune e una responsabilità condivisa.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.