Marco Fusinato al PAC di Milano, la prima grande monografica europea tra suono, immagini e performance
31/03/2026
Il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano apre le porte alla prima grande monografica europea dedicata a Marco Fusinato, artista e musicista australiano tra le figure più originali del panorama internazionale contemporaneo. La mostra, dal titolo “THE ONLY TRUE ANARCHY IS THAT OF POWER”, sarà visitabile dal 31 marzo al 7 giugno 2026 ed è promossa dal Comune di Milano – Cultura, prodotta dal PAC e da Silvana Editoriale, con la cura di Diego Sileo. L’esposizione segna anche il ritorno in Italia dell’artista che aveva rappresentato l’Australia alla 59ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia nel 2022.
L’appuntamento si inserisce nel calendario della Milano Art Week 2026, in programma dal 13 al 19 aprile, e si presenta come uno dei momenti più rilevanti del palinsesto cittadino dedicato all’arte contemporanea. La scelta del PAC conferma una linea curatoriale che punta su ricerca, radicalità e sperimentazione, affidandosi a un autore capace di spostarsi con coerenza tra arti visive, musica, installazione e performance, mettendo continuamente in tensione linguaggi, materiali e percezioni.
Una mostra che mette al centro il rumore come esperienza artistica
Il titolo dell’esposizione è tratto da una battuta del film Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini e introduce subito il visitatore in un universo carico di attriti, ambiguità e intensità. La mostra riunisce alcuni dei progetti più significativi sviluppati da Fusinato negli ultimi anni e si concentra in particolare su tre lavori in corso che affrontano il tema del rumore come elemento visivo, sonoro e fisico.
Da musicista, Fusinato utilizza chitarra elettrica e amplificatori di massa per generare frequenze dal forte impatto corporeo, lavorando sul confine tra improvvisazione, saturazione acustica e percezione sensoriale. Da artista visivo, invece, costruisce un sistema di immagini, riproduzioni fotografiche, registrazioni e installazioni che si intrecciano in una successione di progetti interconnessi. Ne emerge una ricerca che non procede per compartimenti stagni, ma per collisioni: rumore e silenzio, minimalismo e massimalismo, purezza e contaminazione convivono dentro una pratica che punta a destabilizzare e a interrogare lo spettatore.
Il cuore del progetto è DESASTRES, tra improvvisazione e allucinazione visiva
Il fulcro della mostra al PAC è rappresentato da DESASTRES, progetto articolato in due parti e già presentato in forma monumentale alla Biennale di Venezia del 2022 per duecento giorni consecutivi. A Milano, l’opera viene riproposta in una nuova configurazione e torna a mostrare la cifra più riconoscibile della ricerca di Fusinato: un’esperienza immersiva nella quale suono improvvisato e immagini sincronizzate si fondono senza mai dare allo spettatore un appiglio narrativo stabile.
La performance-installazione vede l’artista produrre blocchi di rumore, feedback saturi e intensità dissonanti attraverso chitarra elettrica e amplificatori, mentre su un grande schermo scorrono immagini eterogenee, sconnesse, casuali. Il suono non viene mai replicato allo stesso modo, così come la sequenza visiva cambia continuamente, attingendo a un archivio costruito con materiali raccolti online o con fotografie realizzate dallo stesso Fusinato. Non esiste un tema univoco da decifrare, né una chiave di lettura prestabilita. L’opera si offre come campo aperto di percezione e interpretazione, nel quale il pubblico viene spinto a costruire da sé un proprio orientamento.
L’intento dichiarato è generare una forma di allucinazione percettiva, una condizione nella quale euforia, confusione, smarrimento e sfinimento convivono. È proprio qui che il lavoro di Fusinato trova uno dei suoi punti di maggiore forza: non rassicurare, non spiegare, non ordinare, ma esporre chi guarda e ascolta a una densità di stimoli che mette in crisi le abitudini percettive.
Performance quotidiane e un nuovo LP commissionato dal PAC
Uno degli elementi che rendono la mostra particolarmente significativa è la presenza quotidiana dell’artista, che sarà in mostra ogni giorno con una performance. Non si tratta dunque di un’esposizione statica, ma di un progetto che si rinnova costantemente attraverso l’azione diretta di Fusinato, accentuando la natura processuale e irripetibile del lavoro. La performance diventa parte integrante del dispositivo espositivo e trasforma il PAC in uno spazio di esperienza viva, dove il rapporto tra opera, corpo e pubblico resta continuamente aperto.
Accanto all’attività performativa, il progetto prevede anche la produzione di un nuovo LP commissionato dal PAC, con una copertina che riprodurrà un dipinto della GAM. Un elemento che rafforza ulteriormente il dialogo tra istituzioni culturali cittadine e conferma la natura interdisciplinare dell’operazione, in cui arte visiva e produzione sonora si richiamano a vicenda senza gerarchie.
Nelle parole dell’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi, la mostra rappresenta un appuntamento di rilievo per la scena culturale milanese e internazionale, capace di rafforzare il profilo di Milano come capitale dell’arte contemporanea. Ma al di là della dimensione istituzionale, l’esposizione di Marco Fusinato al PAC si impone soprattutto come un’esperienza intensa, fisica e radicale, pensata per un pubblico disposto a lasciarsi attraversare da un linguaggio che non cerca mediazioni facili. È proprio in questa disponibilità al rischio, all’urto e all’immersione che il progetto trova la sua identità più netta.
Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.