Caricamento...

News Lombardia Logo News Lombardia

Neuro-Covid e Long-Covid: la ricerca chiarisce l’impatto sul sistema nervoso

02/02/2026

Neuro-Covid e Long-Covid: la ricerca chiarisce l’impatto sul sistema nervoso

L’infezione da SARS-CoV-2 ha lasciato un’eredità clinica che va ben oltre la fase acuta della pandemia. Una recente pubblicazione internazionale apparsa su Nature Reviews Disease Primers, con il contributo determinante dell’Università degli Studi di Milano, ha riconosciuto in modo chiaro e sistematico il ruolo del COVID-19 nelle alterazioni dell’attività del sistema nervoso, oggi definite nel loro insieme come Neuro-Covid. Si tratta di un quadro complesso che interessa milioni di persone nel mondo e che continua a interrogare la medicina per le sue conseguenze a medio e lungo termine.

Il lavoro scientifico rappresenta un punto di riferimento autorevole perché mette ordine in una letteratura ormai ampia, offrendo una lettura integrata dei meccanismi patobiologici, delle manifestazioni cliniche e delle prospettive terapeutiche, sia negli adulti sia in età pediatrica.

Long-Covid e disturbi neurologici: un impatto sottovalutato

Le stime più recenti indicano che il Long-Covid colpisce tra 80 e 400 milioni di persone a livello globale, con un’incidenza che varia dal 5 al 20% nella popolazione generale e che può arrivare fino al 50% nei pazienti ospedalizzati durante l’infezione acuta. All’interno di questo quadro, le manifestazioni neurologiche e psicologiche rappresentano una delle componenti più invalidanti.

I sintomi più frequentemente descritti includono il cosiddetto brain fog, deficit di memoria e di attenzione, affaticamento persistente, cefalea, disturbi del sonno, ansia, depressione e neuropatie periferiche. Elementi che incidono in modo diretto sulla qualità della vita, sulla capacità lavorativa e sulla partecipazione sociale, con effetti particolarmente marcati nelle donne, nei lavoratori più esposti e nei gruppi socio-economicamente vulnerabili.

La diagnosi, allo stato attuale, resta prevalentemente clinica. Mancano biomarcatori affidabili e terapie specifiche, motivo per cui la gestione più efficace è quella multidisciplinare, costruita intorno ai sintomi e alle esigenze del singolo paziente.

Ricerca, prevenzione e monitoraggio: le nuove priorità

Uno degli aspetti più rilevanti messi in evidenza dallo studio riguarda il possibile legame tra COVID-19 e processi di neurodegenerazione. Diverse evidenze suggeriscono che l’infezione, in particolare nelle prime ondate pandemiche, possa attivare meccanismi biologici associati allo sviluppo di patologie come Parkinson e Alzheimer. Una prospettiva che impone cautela, osservazione prolungata e politiche sanitarie orientate al lungo periodo.

Gli autori individuano quattro priorità strategiche: la standardizzazione delle definizioni e degli strumenti di valutazione clinica; una comprensione più profonda dei meccanismi neurobiologici alla base dei sintomi; lo sviluppo di trial clinici di qualità per terapie mirate; il rafforzamento delle strategie di prevenzione e presa in carico, riducendo le disuguaglianze nell’accesso alle cure.

In questo contesto, viene sottolineata l’importanza di controlli neurologici periodici per le persone che hanno avuto il COVID-19, soprattutto se infettate nelle fasi iniziali della pandemia o se hanno richiesto ospedalizzazione. Un monitoraggio attento consente di intercettare precocemente segnali come rallentamento motorio, tremore o disturbi cognitivi, permettendo interventi tempestivi.

Il messaggio che emerge è chiaro: il Neuro-Covid rappresenta una sfida sanitaria di lungo respiro. Affrontarla significa investire in ricerca, organizzazione dei servizi e consapevolezza clinica, trasformando l’esperienza della pandemia in una lezione utile per il futuro della neurologia e della sanità pubblica.

Andrea Bianchi Avatar
Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.