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Ozono e metano, il nuovo allarme europeo: la Pianura Padana resta l’hotspot

19/02/2026

Ozono e metano, il nuovo allarme europeo: la Pianura Padana resta l’hotspot

Le polveri sottili e gli ossidi di azoto mostrano segnali di lenta riduzione grazie a politiche europee di lungo periodo. Ma c’è un inquinante che non segue la stessa traiettoria: l’ozono troposferico (O3), componente chiave dello smog fotochimico, continua a mantenere livelli elevati in molte aree del continente, Italia compresa. Il rapporto Economic Impacts of O3 Exposure, presentato a Bruxelles dalla Methane Matters Coalition e sviluppato dalla società di consulenza Ricardo, mette in luce un legame diretto tra concentrazioni di ozono ed emissioni di metano (CH4), indicando la necessità di un’azione coordinata per ridurne gli impatti sanitari, ambientali ed economici.

Metano, precursore silenzioso dell’ozono

Il dato centrale del report è chiaro: dove aumentano le emissioni di metano, cresce anche la formazione di ozono. Il metano, che in Europa deriva per il 57% da fonti agricole – in particolare dagli allevamenti intensivi – agisce come precursore nella chimica atmosferica che porta alla produzione di O3, soprattutto nei mesi caldi e in presenza di forte irraggiamento solare.

La mappa delle concentrazioni di ozono nel 2022 evidenzia una criticità persistente nel bacino mediterraneo e, in modo particolare, nella Pianura Padana, confermata come area ad alta concentrazione sia di ozono sia di emissioni di metano. Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto concentrano quasi la metà delle emissioni nazionali di CH4, un primato legato alla densità zootecnica e alla coltivazione del riso, che in estate favorisce processi metanigeni nelle risaie.

L’ozono è un potente ossidante, con effetti diretti sulle vie respiratorie e una stima di 75.000 morti premature ogni anno in Europa. Ma l’impatto non si limita alla salute: l’O3 compromette la fotosintesi, riduce la resa agricola e danneggia le foreste. Il costo complessivo per l’Unione europea è stimato in circa 80 miliardi di euro annui, tra spese sanitarie, perdite agricole e danni climatici. Solo per il grano, la mancata riduzione delle emissioni di metano comporta mancati introiti per oltre 4 miliardi di euro l’anno.

Agricoltura e allevamenti al centro della strategia

Secondo Legambiente, senza interventi incisivi sulle emissioni dei precursori gassosi, l’ozono resterà una componente dominante del degrado della qualità dell’aria. Il nodo principale riguarda il modello zootecnico della Pianura Padana, caratterizzato da una forte concentrazione di allevamenti intensivi e da una produzione di liquami che supera spesso la capacità di gestione sostenibile del territorio.

Ridurre il numero di capi allevati, migliorare la gestione dei reflui e investire in impianti avanzati di trattamento sono misure indicate come prioritarie. Nel comparto risicolo, l’adozione di tecniche di sommersione alternata può abbattere in modo significativo le emissioni di metano.

La sfida è duplice: contenere un gas serra potente e, allo stesso tempo, intervenire su un precursore chiave dell’ozono. Un approccio che richiede politiche integrate su clima, agricoltura e qualità dell’aria, superando una visione settoriale che non è più adeguata alla complessità del problema.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.