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Pistoletto a Palazzo Lombardia: “Il tempo del giudizio” come stanza di specchi e responsabilità

19/01/2026

Pistoletto a Palazzo Lombardia: “Il tempo del giudizio” come stanza di specchi e responsabilità

Nel foyer dell’Auditorium Testori, dentro Palazzo Lombardia, è stata inaugurata “Il tempo del giudizio” di Michelangelo Pistoletto: un’installazione ambientale che mette in relazione le grandi tradizioni religiose attraverso un dispositivo essenziale — il simbolo, la soglia, lo specchio — e chiede al visitatore di fare la cosa più difficile, prima ancora di “capire”: restare davanti a ciò che vede, senza scorciatoie. L’opera è annunciata visitabile fino a fine marzo 2026, attraversando quindi il periodo olimpico.

All’inaugurazione erano presenti, oltre all’artista, il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, il presidente del Senato Ignazio La Russa, l’assessora regionale alla Cultura Francesca Caruso e il sottosegretario alle Relazioni Internazionali ed Europee Raffaele Cattaneo.

Uno “spazio-tempio” laico: simboli, specchi, sguardi che si incrociano

“Il tempo del giudizio” è costruita come un piccolo ambiente in cui ogni religione è rappresentata da un elemento simbolico collocato di fronte a una superficie specchiante: non un allestimento didascalico, ma un meccanismo visivo che costringe a misurarsi con l’idea di reciprocità. Lo specchio, in Pistoletto, non è mai un ornamento; è un atto: rimanda l’immagine di chi guarda dentro una scena che non può restare esterna, perché la include.

È qui che l’opera lavora davvero: non propone una sintesi rassicurante tra fedi, piuttosto mette in evidenza una tensione. Ogni tradizione, collocata davanti al proprio riflesso, viene “restituita” a chi la osserva e, nello stesso tempo, si trova esposta allo sguardo dell’altro. La domanda sottintesa è netta: quanto del dialogo interreligioso è desiderio autentico di comprensione e quanto è linguaggio pubblico ripetuto per inerzia?

Palazzo Lombardia “casa della cultura” e il tema del dialogo interreligioso

Fontana, presentando l’installazione, ha insistito sull’idea di Palazzo Lombardia come luogo sempre più aperto all’arte, intesa come occasione di crescita e stimolo alla riflessione, richiamando anche l’impegno regionale sul dialogo interreligioso attraverso una Consulta dedicata. Caruso ha collegato l’allestimento alla necessità di un’arte accessibile, capace di parlare oltre la cerchia dei “frequentatori abituali”, e ha letto l’opera come indagine sul rapporto tra arte e spiritualità, in un momento storico segnato da fratture e conflitti.

Il riferimento alla Consulta regionale per l’integrazione e la promozione del dialogo interreligioso non è un dettaglio protocollare: la sua istituzione e le attività pubbliche sono il segno di una scelta politica che prova a rendere strutturale un confronto tra comunità di fede presenti sul territorio. In questo quadro, l’opera di Pistoletto funziona come simbolo e come pretesto serio: un oggetto artistico che permette di discutere di convivenza senza ridurre tutto a dichiarazioni di principio.

Il legame con “UR-RA” alla Reggia di Monza

L’installazione a Milano è concettualmente connessa alla mostra “UR-RA – Unity of Religions – Responsibility of Art” alla Reggia di Monza, progetto che ruota attorno alla responsabilità dell’arte nel mettere in relazione differenze che, fuori dagli spazi culturali, spesso diventano muri. È un collegamento importante perché chiarisce l’intenzione: non un episodio isolato “da inaugurazione”, ma un tassello dentro una ricerca più ampia, costruita per far lavorare la materia religiosa come problema contemporaneo, non come reliquia.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.