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Protezione, stabilità, durata: come si valuta una scarpa da lavoro

13/02/2026

Protezione, stabilità, durata: come si valuta una scarpa da lavoro

Nel bilancio quotidiano di un cantiere o di uno stabilimento, esistono oggetti che sembrano marginali finché non vengono a mancare. Le scarpe da lavoro rientrano in questa categoria. Vengono indossate per ore, attraversano superfici irregolari, entrano in contatto con polveri, oli, detriti, talvolta sostanze chimiche leggere. Eppure, nella percezione comune, continuano a essere considerate una dotazione standard, intercambiabile, spesso scelta in base al prezzo più che alle caratteristiche.

La realtà operativa racconta altro. Una calzatura inadeguata può favorire scivolamenti, affaticamento precoce, microtraumi ripetuti. Nel tempo, questi elementi si traducono in assenze dal lavoro, calo di produttività, aumento del rischio infortunistico. Valutare correttamente una scarpa da lavoro significa, quindi, ragionare in termini di prevenzione concreta.

La protezione come primo livello

Il requisito più evidente di una scarpa antinfortunistica riguarda la protezione del piede. Puntale rinforzato, lamina antiperforazione, materiali resistenti agli urti. Sono caratteristiche note, ma spesso considerate in modo generico.

In realtà, esistono differenze rilevanti tra i vari livelli di protezione. Alcuni ambienti richiedono puntali in acciaio, altri adottano materiali compositi più leggeri. Le lamine possono essere metalliche oppure tessili, con comportamenti diversi in termini di flessibilità e isolamento termico.

La scelta non dovrebbe partire dal catalogo, ma dall’analisi del rischio: presenza di carichi pesanti, possibilità di caduta di oggetti, superfici con chiodi o frammenti metallici, temperature elevate o molto basse. Ogni contesto pone sollecitazioni specifiche.

Nei settori industriali più strutturati, la selezione delle calzature avviene insieme ad altri DPI, come caschi e guanti, all’interno di un sistema coordinato. Non è raro che vengano presi i prodotti di EuroHatria, modelli differenziati per classe di protezione e destinazione d’uso.

Stabilità e aderenza: il tema delle superfici

Una parte consistente degli infortuni sul lavoro è legata a scivolamenti e cadute. Il battistrada della scarpa assume quindi un ruolo centrale.

Le suole moderne utilizzano mescole studiate per garantire aderenza su superfici lisce, bagnate o oleose. Non tutte le suole, però, si comportano allo stesso modo. Alcune privilegiano la resistenza all’abrasione, altre la flessibilità, altre ancora la capacità di smaltire liquidi.

In un magazzino logistico, dove il pavimento è spesso liscio e attraversato da mezzi, l’aderenza è cruciale. In un cantiere esterno, con terreni sconnessi e presenza di fango o ghiaia, servono scolpiture più profonde e stabilità laterale.

La stabilità non riguarda soltanto il rischio di caduta. Una scarpa che sostiene correttamente il tallone e l’arco plantare contribuisce a mantenere una postura più equilibrata, riducendo le sollecitazioni su caviglie, ginocchia e schiena.

Durata come fattore economico

La durata di una scarpa da lavoro non è un dettaglio secondario. Un modello economico che si deteriora rapidamente comporta sostituzioni frequenti, con un costo complessivo spesso superiore a quello di una calzatura di fascia più alta.

La resistenza dei materiali – tomaia, cuciture, suola – determina la capacità della scarpa di mantenere nel tempo le proprie prestazioni protettive. Una suola consumata perde aderenza. Una tomaia lesionata espone il piede a infiltrazioni e urti.

Nei contesti professionali più organizzati, si sta diffondendo una gestione programmata delle dotazioni: controllo periodico dello stato delle scarpe, sostituzione preventiva prima che il degrado comprometta la sicurezza.

Questa logica, mutuata dalla manutenzione industriale, sta lentamente entrando anche nel mondo dei DPI.

Comfort e affaticamento

Un aspetto spesso sottovalutato è il comfort prolungato. Lavorare otto o dieci ore al giorno con calzature rigide, poco traspiranti o mal bilanciate genera affaticamento. L’affaticamento aumenta la probabilità di errore, rallenta i movimenti, riduce l’attenzione.

Le scarpe da lavoro di nuova generazione integrano:

  • sottopiedi anatomici
  • materiali traspiranti
  • sistemi di assorbimento degli urti

Non si tratta di soluzioni “premium” fine a sé stesse. Sono risposte a problemi reali riscontrati sul campo.

In settori come logistica, manutenzione e produzione in linea, dove il lavoratore è costantemente in movimento, il comfort diventa una componente indiretta della sicurezza.

Normative e marcature: leggere oltre il simbolo

Le marcature presenti sulle scarpe antinfortunistiche indicano il rispetto di determinati standard. Tuttavia, limitarsi a verificare la presenza di una sigla non basta.

Comprendere cosa significano le diverse classi di protezione aiuta a evitare errori di scelta. Una scarpa adatta a un’officina meccanica potrebbe non essere idonea a un ambiente chimico leggero o a un cantiere stradale.

Per questo motivo, molte aziende affiancano alla scelta dei modelli un confronto con consulenti per la sicurezza o con fornitori specializzati.

L’adattamento al contesto specifico

Non esiste una scarpa “migliore” in assoluto. Esiste la scarpa più adatta a un determinato contesto.

Un elettricista avrà esigenze diverse rispetto a un carpentiere. Un addetto alla logistica interna opera su superfici differenti rispetto a chi lavora all’aperto. La valutazione deve partire dalla mansione reale, non da una categoria generica.

Questo approccio richiede tempo e competenza, ma riduce sensibilmente il margine di errore.

Da dotazione standard a scelta consapevole

Il filo conduttore di questa evoluzione è chiaro: la scarpa da lavoro sta uscendo dalla dimensione della fornitura indistinta per entrare in quella della scelta tecnica.

Protezione, stabilità e durata non sono parole astratte. Sono parametri che incidono sulla quotidianità di migliaia di lavoratori e, in modo indiretto, sull’efficienza delle aziende.

Dietro una calzatura apparentemente semplice si concentrano oggi materiali, progettazione e normative. Ignorare questa complessità significa accettare un rischio evitabile. Riconoscerla significa fare un passo concreto verso ambienti di lavoro più sicuri.