Caricamento...

News Lombardia Logo News Lombardia

Rimedi per tenere lontani i piccioni: soluzioni efficaci, legali e gestibili nel tempo

19/01/2026

Rimedi per tenere lontani i piccioni: soluzioni efficaci, legali e gestibili nel tempo

Quando i piccioni iniziano a frequentare un balcone, una grondaia o un sottotetto, la prima reazione è spesso emotiva—sporco, odore, rumore, la sensazione che “prendano possesso” degli spazi—ma la soluzione funziona solo se resta concreta: i piccioni non tornano perché hanno un’idea romantica del tuo cornicione, tornano perché lì trovano tre cose che per loro sono oro urbano, cioè cibo facile, appoggi comodi e riparo per nidificare. In questa logica, i rimedi efficaci non sono quelli che li spaventano per un pomeriggio, sono quelli che riducono l’attrattiva e impediscono fisicamente la sosta e l’accesso, senza scivolare in metodi crudeli o illegali, che oltre a essere discutibili sono anche un modo sicuro per creare guai.

Restando sul terreno pratico, conviene impostare il problema come si imposterebbe una perdita d’acqua: prima si capisce da dove entra e perché, poi si chiude il punto, poi si fa manutenzione. La gestione “a colpi di oggetti appesi” fallisce spesso per assuefazione, mentre un approccio integrato—che è anche quello suggerito in documenti tecnici dedicati alla gestione del piccione in città—tende a reggere perché combina prevenzione, esclusione e, dove serve, interventi professionali.

Perché arrivano e perché tornano: cibo, posatoi e nidi

Dal momento in cui un balcone diventa un punto di sosta stabile, quasi sempre è perché offre una geometria comoda: un parapetto largo, un condizionatore con superficie piana, una trave o una nicchia riparata dal vento, e spesso anche un micro-ambiente “caldo” vicino a motori e canne fumarie; in parallelo, basta una minima fonte di cibo—briciole, ciotole di animali, sacchi lasciati male, persone che li alimentano in cortile—per trasformare quella sosta in abitudine. La cosa che sorprende chi ci convive è che i piccioni imparano velocemente i percorsi e riconoscono i luoghi sicuri, quindi un intervento che “funziona” due giorni ma poi viene lasciato a metà finisce per insegnare loro che, prima o poi, tutto torna com’era.

Poiché la nidificazione è il punto che consolida davvero la presenza, quando compare il primo abbozzo di nido conviene considerarlo un segnale operativo: se non chiudi l’accesso ora, è probabile che la stagione successiva tu non stia più parlando di piccioni “di passaggio”, ma di una colonia che ritorna con regolarità. In questo senso, la domanda più utile non è “come li spavento”, ma “quale superficie sto offrendo come parcheggio e quale apertura sto offrendo come casa”.

La prevenzione che funziona: togliere attrattivi senza trasformare casa in un bunker

Considerando che la fonte di cibo è spesso involontaria, la prima azione che regge nel tempo è una pulizia e una gestione ordinata degli spazi: eliminare briciole e residui, chiudere correttamente l’umido e i sacchi, evitare ciotole lasciate fuori la notte e, se in condominio qualcuno alimenta i volatili, portare la questione su un piano pratico e documentabile, perché alimentare stabilmente un gruppo di piccioni cambia il comportamento di tutto l’edificio. In molte città esistono ordinanze o regolamenti locali che limitano l’alimentazione dei piccioni, ma anche senza entrare nella casistica comune per comune, la logica resta la stessa: se il cibo è disponibile, i dissuasori diventano un dettaglio.

Quando la presenza è già evidente, la prevenzione include anche la gestione dello sporco in modo sicuro, perché guano e polveri possono contaminare superfici e ambienti; l’Istituto Superiore di Sanità richiama che il contatto con ambienti contaminati da feci/urine di animali in città può comportare rischi sanitari e che la prudenza nella pulizia è parte della gestione. In pratica, significa usare guanti, mascherina adeguata, inumidire prima di rimuovere (per non alzare polvere), e disinfettare dopo, senza improvvisare miscele aggressive che rovinano pavimenti e ringhiere.

Barriere fisiche: ciò che davvero impedisce di posarsi e nidificare

Poiché i piccioni sono testardi ma non amano complicarsi la vita, le barriere fisiche restano la soluzione più efficace quando l’obiettivo è impedire la sosta e l’accesso. Le reti anti-intrusione sono spesso la scelta migliore per balconi, chiostrine e sottotetti, perché trasformano l’area in “non accessibile” invece di limitarsi a rendere scomodo un punto: una rete ben tesa, con fissaggi corretti e maglia adeguata, risolve insieme posatoio e nido, e diventa manutenzione ordinaria più che emergenza continua. Proprio nei materiali di gestione urbana del piccione si insiste sul fatto che installazione e manutenzione devono essere eseguite a regola d’arte per evitare malfunzionamenti e situazioni di rischio per altri uccelli.

Quando il problema è un cornicione, un davanzale o un’insegna, gli spuntoni (spike) funzionano se sono installati in modo continuo e proporzionato alla superficie, perché lasciare “buchi” di pochi centimetri equivale a lasciare parcheggi riservati; la Lipu, nel documento dedicato alla gestione, segnala che i riscontri dei centri recupero indicano casi di lesioni da spuntoni assenti o molto rari sui piccioni, elemento che però non autorizza improvvisazioni: un impianto installato male può ferire piccoli uccelli o creare intrappolamenti, quindi la qualità dell’installazione conta quanto il prodotto.

Quando vuoi una soluzione meno visibile, i fili tesi su parapetti e cornicioni possono funzionare bene, perché impediscono l’appoggio stabile senza trasformare l’elemento architettonico in una “spazzola” metallica, ma richiedono tensione corretta e supporti ben fissati; se il filo cede, diventa decorazione inutile. Nelle aree dove si posa in modo ripetitivo, anche l’idea di eliminare superfici orizzontali con piccoli inclinatori o chiusure (pannellature inclinate, coperture di nicchie) è spesso più efficace di qualunque spavento.

Dissuasori “di disturbo”: cosa può aiutare e cosa tende a fallire per assuefazione

Mentre sul mercato esistono soluzioni acustiche, visive e “repellenti”, la questione decisiva è l’assuefazione, perché un piccione urbano vede e sente migliaia di stimoli al giorno e impara rapidamente cosa è pericoloso e cosa è teatro. Il documento Lipu richiama esplicitamente che lo stimolo deve essere sperimentato in modo tale da evitare assuefazione e che, quando si usano sistemi specifici, installazione e manutenzione sono centrali proprio per evitare effetti collaterali e inefficacia.

In questo quadro, gli oggetti riflettenti, i finti rapaci e gli spaventapasseri possono funzionare come “tregua” iniziale se ruotati e spostati spesso, ma raramente reggono da soli; i sistemi ad ultrasuoni, molto pubblicizzati, hanno risultati variabili e dipendono da ambiente, distanze e ostacoli, oltre al fatto che possono disturbare animali domestici e non sempre colpiscono solo il bersaglio. Se c’è una strategia sensata con questi strumenti, è usarli come supporto temporaneo mentre installi la soluzione fisica definitiva, non come sostituto.

Quando il contesto è grande (capannoni, cortili industriali), la falconeria o l’uso di rapaci può avere un ruolo, soprattutto se inserito in un piano di gestione più ampio, ma è un servizio specialistico, non una “tecnica fai da te”, e il suo risultato dipende da ripetizione e contesto; nei balconi domestici, invece, la differenza la fanno quasi sempre rete, chiusure e corretta eliminazione dei punti di appoggio.

Cosa evitare: metodi illegali o pericolosi e quando serve un professionista

Poiché l’irritazione porta a scelte impulsive, vale chiarire con nettezza cosa evitare, anche perché la scorciatoia spesso è quella che crea i problemi più seri. L’uso di veleni e sostanze tossiche è una pratica pericolosa per animali domestici, fauna selvatica e persone, oltre ad avere implicazioni penali; l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana, parlando di avvelenamenti dolosi, richiama riferimenti del Codice Penale legati all’uccisione o maltrattamento di animali e ad altri reati connessi, rendendo evidente che non si tratta di “rimedi casalinghi”, ma di condotte perseguibili.

Poiché anche la cattura non è un gesto libero, in molte situazioni servono autorizzazioni e procedure corrette, e diversi contenuti informativi sul tema ricordano che la cattura può essere ammessa solo sotto autorizzazione delle autorità competenti e con modalità regolamentate; se il problema è su parti comuni, il passaggio condominiale e l’intervento di una ditta specializzata evitano iniziative individuali che poi diventano contestazioni tra vicini.

Quando l’infestazione è importante o quando ci sono nidi in sottotetti e intercapedini, entra anche un tema sanitario spesso ignorato: l’ISS ha pubblicato materiali su parassiti associati ai piccioni, come la zecca del piccione (Argas reflexus), e sul fatto che l’aumento di colonie urbane può avere ricadute in termini di rischio e gestione ambientale. In questi casi, l’intervento professionale non è “per comodità”, è per sicurezza: rimozione corretta, pulizia controllata, disinfestazione mirata se necessaria, e installazioni fatte bene che non intrappolano altri animali.

Quando tutto viene riportato a una linea semplice, i rimedi che tengono lontani i piccioni sono quelli che cambiano la logistica del luogo: niente appoggio comodo, niente accesso al nido, niente premio alimentare. E proprio quando sembra risolto, arriva la parte che decide se durerà, perché riguarda la manutenzione: una rete allentata di due centimetri, uno spuntone staccato, una nicchia dimenticata dietro un pluviale, diventano il punto in cui ricomincia tutto, con la stessa puntualità con cui i piccioni sanno tornare dove una volta hanno vinto.

Annalisa Biasi Avatar
Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to