TREAT: una nuova frontiera nella cura della nevralgia del trigemino
30/01/2026
Affrontare la causa profonda del dolore, e non limitarne l’impatto con terapie esclusivamente sintomatiche, rappresenta da anni una delle sfide più complesse nella medicina del dolore. È su questo terreno che si colloca il progetto TREAT, un’iniziativa di ricerca sviluppata all’Università Statale di Milano e recentemente premiata con un finanziamento ERC Proof of Concept da 150 mila euro. Alla guida del progetto c’è Anna Moroni, docente di Fisiologia presso il Dipartimento di Bioscienze, che propone un cambio di paradigma nel trattamento della nevralgia del trigemino.
Questa patologia, tra le forme più severe di dolore neuropatico, colpisce circa un milione di persone in Europa e compromette in modo significativo la qualità della vita dei pazienti. Le terapie attualmente disponibili, pur offrendo sollievo temporaneo, spesso risultano inefficaci nel lungo periodo o associate a effetti collaterali rilevanti.
Una terapia genica mirata sull’origine del dolore
Il cuore del progetto TREAT è lo sviluppo della prima terapia genica mirata per la nevralgia del trigemino. L’obiettivo non è attenuare il dolore una volta che si manifesta, ma intervenire direttamente sulla sua origine biologica: l’ipereccitabilità dei neuroni nocicettivi, responsabili della trasmissione anomala degli impulsi dolorosi.
La strategia terapeutica si basa sull’introduzione di una proteina sensibile alla temperatura, un canale ionico progettato per ridurre in modo selettivo l’attività patologica dei neuroni coinvolti. L’elemento di maggiore innovazione risiede nella modalità di attivazione: il paziente potrà controllare il trattamento in modo non invasivo, attraverso una lieve fonte di calore esterna. L’attivazione del canale ionico consente di abbassare l’eccitabilità neuronale senza interferire con la normale funzionalità dei nervi, preservando così le capacità sensoriali fisiologiche.
Impatto clinico e prospettive di trasferimento tecnologico
Oltre alla valenza scientifica, TREAT nasce con una chiara vocazione applicativa. Il progetto prevede infatti una fase dedicata alla valorizzazione industriale dei risultati, con l’obiettivo di creare le condizioni per una futura spin-off accademica. Questo passaggio rappresenta un tassello cruciale per trasformare una scoperta di laboratorio in una soluzione terapeutica accessibile, aprendo nuove prospettive nel trattamento del dolore neuropatico cronico.
Come sottolineato dalla responsabile scientifica, l’ambizione del progetto è duplice: da un lato offrire ai pazienti una risposta più efficace e duratura, dall’altro dimostrare come la ricerca di base possa generare innovazione concreta, con ricadute tangibili sul sistema sanitario e sul tessuto industriale.
Il ruolo dell’ERC Proof of Concept nella ricerca di frontiera
Il finanziamento ERC Proof of Concept è riservato a ricercatori che abbiano già ottenuto un grant ERC e mira a verificare la solidità e il potenziale applicativo di idee nate da progetti di ricerca avanzata. In questo contesto, TREAT rappresenta un esempio emblematico di come l’investimento europeo nella ricerca di eccellenza possa favorire il passaggio dalla conoscenza scientifica all’innovazione terapeutica, con benefici sociali ed economici di ampio respiro.