VenTo, doppio crollo a un passo dal collaudo: Legambiente chiede chiarezza e tempi certi
17/02/2026
Un’infrastruttura simbolo della mobilità dolce che si ferma proprio quando il traguardo sembrava vicino. Il doppio crollo registrato lungo il tracciato lombardo della ciclovia VenTo, a ridosso del collaudo, riaccende il dibattito sulla sicurezza e sulla gestione delle opere pubbliche legate alla mobilità sostenibile.
A intervenire è Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, che chiede di fare piena luce su quanto accaduto: «Un’infrastruttura orientata al futuro e alla qualità della vita nei territori che subisce ben due crolli consecutivi a un passo dal collaudo: vogliamo sapere cosa è successo».
Un’opera strategica per il territorio del Po
VenTo non è una semplice pista ciclabile. Inserita tra le dieci ciclovie del Sistema Nazionale delle Ciclovie Turistiche, rappresenta uno dei progetti più ambiziosi di connessione lenta lungo il bacino del Po, con l’obiettivo di collegare territori, favorire il cicloturismo e offrire un’alternativa concreta agli spostamenti su auto privata.
Secondo Legambiente, il danno provocato dai crolli non riguarda soltanto gli appassionati di bicicletta, ma l’intera comunità. «Il territorio del Po – sottolinea Meggetto – viene privato di un’infrastruttura cruciale in uno scenario di mobilità fin troppo orientato alla motorizzazione individuale».
La ciclovia, infatti, è pensata anche per l’uso quotidiano da parte dei residenti, non esclusivamente per finalità turistiche. In un’area dove l’accessibilità sostenibile può incidere sulla qualità dell’aria, sulla sicurezza stradale e sulla vivibilità complessiva, ogni ritardo pesa.
Dieci anni di percorso, ora serve trasparenza
A dieci anni dall’inserimento di VenTo nel dispositivo nazionale, il completamento dell’opera appariva imminente. Il nuovo stop in territorio lombardo arriva in una fase particolarmente delicata e, per molti osservatori, difficile da comprendere.
Legambiente chiede che venga accertata rapidamente la dinamica dei cedimenti e che siano chiarite eventuali responsabilità tecniche o progettuali. La priorità, afferma l’associazione ambientalista, è riprendere i lavori nel più breve tempo possibile per consegnare finalmente l’infrastruttura ai cittadini.
Il caso riporta al centro una questione più ampia: la qualità delle opere legate alla transizione ecologica. Le ciclovie nazionali sono destinate a diventare elementi strutturali della mobilità italiana, e proprio per questo devono garantire standard elevati sotto il profilo costruttivo, manutentivo e di sicurezza.
La richiesta di trasparenza avanzata da Legambiente non riguarda soltanto l’episodio specifico, ma la credibilità di un modello di mobilità alternativo che punta a ridurre traffico e impatto ambientale. VenTo, nelle intenzioni originarie, doveva essere una delle prime ciclovie completate a livello nazionale. Ora la priorità è comprendere cosa non abbia funzionato e assicurare che l’opera possa tornare presto a essere un simbolo di connessione sostenibile lungo il grande fiume.