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Come Google e le AI usano entità, autori, aziende e fonti per valutare affidabilità e pertinenza

02/07/2026

Come Google e le AI usano entità, autori, aziende e fonti per valutare affidabilità e pertinenza

Google e le AI non classificano più le pagine solo in base alla pertinenza: i sistemi di IA ora pre-filtrano i contenuti in base alla sicurezza e alla credibilità, prima ancora di generare una risposta.

Le linee guida di Google per i valutatori della qualità definiscono questi criteri con la sigla EEAT, Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness ossia esperienza, competenza, autorevolezza, affidabilità.

Ma perché sfruttare questi criteri per riuscire ad entrare nelle risposte delle AI? Proviamo a rispondere.

Perché EEAT è il filtro d'ingresso per le risposte dell'IA

I modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) sono sistemi probabilistici: generano risposte basandosi su schemi statistici, non su fatti verificati in tempo reale. Da qui nasce il problema delle allucinazioni, cioè informazioni false presentate con sicurezza.

Per limitare questo rischio, Google e gli altri motori si affidano sempre più alla Retrieval-Augmented Generation (RAG), una tecnica che permette ai modelli di recuperare informazioni da fonti esterne prima di generare una risposta.

Il modello, in pratica, non risponde finché non fa riferimento a un insieme di documenti verificati. Il processo si articola in quattro fasi: ingestione dei dati autorevoli in una fonte dati, recupero delle informazioni pertinenti alla query, arricchimento del prompt con i dati recuperati, generazione della risposta finale.

Quindi anche se con la SEO si punta a posizionare una pagina il più in alto possibile nei risultati di ricerca, è necessario pensare anche ai nuovi modelli generativi, andando a lavorare in modo tale da permettere il loro ingresso nel contesto di riferimento, cioè nell'insieme di fonti che l'IA considera abbastanza affidabili da citare.

Infatti, alcune analisi sui pattern di citazione rivelano come una parte consistente delle citazioni nelle Panoramiche IA proviene dai primi risultati organici, ma una quota significativa viene selezionata in base alla forza dei segnali EEAT, indipendentemente dalla posizione in classifica. È quindi possibile posizionarsi bene su una parola chiave e restare comunque esclusi dalle risposte generate dall'IA.

I quattro segnali che possono attivare le citazioni AI

I sistemi di IA privilegiano contenuti che dimostrano un guadagno informativo reale, dati che non si trovano altrove. È uno dei motivi per cui community come Reddit occupano una quota rilevante delle citazioni nelle Panoramiche di Google e in Perplexity: i numeri esatti cambiano spesso, anche di decine di punti percentuali nel giro di poche settimane, ma la tendenza di fondo è chiara, i sistemi di IA privilegiano risposte autentiche scritte da persone che hanno vissuto direttamente il problema.

Per un'azienda, dimostrare esperienza significa pubblicare ricerche originali, documentare test ed esperimenti reali (anche quando i risultati contraddicono le ipotesi comuni), e costruire case study con il framework sfida, soluzione, impatto: meglio pochi case study con metriche chiare su fatturato o efficienza, che tanti generici.

Google e i sistemi di AI non valutano solo i contenuti, ma anche chi li ha scritti. Nello specifico Google attraverso il Knowledge Graph, il motore associa i contenuti a entità specifiche, gli autori, e verifica se le loro credenziali sono coerenti con l'argomento trattato.

Un articolo tecnico firmato da chi non risulta un professionista verificabile in quel campo perde parte del segnale di competenza necessario per essere citato.

Per costruire un'entità autore riconoscibile servono biografie complete, con link a profili social e siti coerenti tra loro, l'implementazione dello schema Person in JSON-LD (Google lo consiglia esplicitamente per i dati strutturati sugli autori), e coerenza nella firma degli articoli su più pubblicazioni.

Restano molto importanti anche i backlink, i modelli di IA verificano un'affermazione incrociando più fonti indipendenti: se un sito si definisce "leader di mercato" ma nessuna fonte terza lo conferma, l'IA tende a fidarsi del consenso generale piuttosto che dell'autodichiarazione.

Costruire autorevolezza significa ottenere visibilità su testate di settore, directory professionali, risorse istituzionali e community di discussione, e includere persone reali, con titoli e qualifiche verificabili, nelle pagine "chi siamo" e nei comunicati stampa.

Anche le menzioni non collegate sono rilevanti: Google le rileva comunque, e contribuiscono alla percezione di reputazione del brand.

Infine, il fondamento che tiene insieme tutto il resto è la fiducia. Senza fiducia, esperienza e competenza perdono peso nelle decisioni di citazione.

Tecnicamente, significa un sito veloce e sicuro (HTTPS, buone performance sui Core Web Vitals), l'uso dello schema Organization per rendere esplicita l'identità aziendale nel Knowledge Graph, e soprattutto coerenza dei dati tra le fonti: se il tuo sito riporta un prezzo e il tuo profilo su una piattaforma di recensioni ne indica uno diverso, l'IA tende a segnalare l'incongruenza ed escludere la fonte.

Un metodo per strutturare i contenuti

Un modo utile per tradurre questi principi in pratica è organizzare ogni contenuto attorno a sette elementi: una sintesi iniziale di poche frasi che identifichi subito chi sei e di cosa tratta il testo, una struttura che risponda alla domanda principale e alle domande correlate, la presenza di validazioni esterne (recensioni, menzioni, citazioni), affermazioni sempre ancorate a fonti verificabili, contenuti divisi in blocchi tematici di poche centinaia di parole con tabelle e FAQ, aggiornamenti regolari con date coerenti, e infine un uso esplicito di markup e relazioni tra entità nel testo.

 

Isan Hydi, CEO di Wolf Agency definisce come: «Per anni le aziende, quando pensavano alla SEO, guardavano quasi esclusivamente ai risultati in termini di posizionamento. Questo non basta più: un brand ha bisogno di dimostrare in modo sempre più chiaro a Google, alle AI e naturalmente alle persone chi è, cosa fa e chi conferma i valori e le competenze che si attribuisce. Lavorare su contenuti, autori, fonti, link building e menzioni è una delle strade per rendere il brand visibile alle AI, capace di generare conversioni, di attrarre l’attenzione dell’utente e, di conseguenza, anche quella di Google e delle altre macchine.»

Le metriche SEO tradizionali, posizionamento per keyword e autorità di dominio, oggi non dicono se un brand viene citato dall'IA. Servono indicatori diversi: il tasso di citazione, cioè la percentuale di query in cui il proprio dominio compare come fonte; la quota di visibilità rispetto ai concorrenti su un set di domande rilevanti per il proprio settore.

Un buon punto di partenza è analizzare come il proprio brand viene descritto, o ignorato, sulle domande di ricerca più vicine all'intento d'acquisto dei propri clienti, confrontando i principali motori di risposta IA. Da lì si può costruire una base di riferimento su cui misurare i progressi nel tempo.

L’EEAT è ad oggi il framework tecnico con cui anche i sistemi di intelligenza artificiale filtrano i contenuti prima di deciderne la citazione. Lavorare su segnali di affidabilità precisi, mantenere coerenza tra le fonti esterne e strutturare le informazioni per essere recuperabili automaticamente non è più un'opzione per chi vuole restare visibile in un panorama di ricerca sempre più mediato dall'IA.