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Imprese giovanili, in Italia perse 67mila attività in sette anni

16/10/2026

Imprese giovanili, in Italia perse 67mila attività in sette anni

In Italia sono circa 400mila le imprese guidate da giovani con meno di 35 anni, ma il loro numero è diminuito di quasi 67mila unità negli ultimi sette anni, registrando una contrazione del 14,3%. È quanto emerge dall'analisi dell'Ufficio Studi di Confcommercio, presentata in occasione del XVII Forum nazionale dei Giovani Imprenditori, ospitato da Confcommercio Milano. Oltre la metà delle imprese giovanili opera nel terziario di mercato, settore che continua a mostrare una presenza di imprenditori under 35 superiore rispetto agli altri comparti economici. Lo studio evidenzia inoltre differenze territoriali significative, con una maggiore concentrazione di giovani imprenditori nel Nord Italia e una riduzione particolarmente accentuata nel Centro e nel Mezzogiorno.

Imprese under 35, la quota nazionale scende dal 9,1% all'8%

Secondo i dati elaborati da Confcommercio, il numero delle imprese giovanili italiane ha subito una diminuzione consistente nell'arco degli ultimi sette anni.

La perdita complessiva sfiora le 67mila attività, pari a una flessione del 14,3%, mentre l'incidenza delle imprese guidate da under 35 sul totale nazionale è passata dal 9,1% all'8%.

Il fenomeno interessa anche il terziario di mercato, dove la riduzione è stata di oltre 47mila imprese, corrispondente a un calo del 15,4%.

In questo comparto, la quota delle attività giovanili è scesa dal 10,9% al 9,7%, mantenendosi tuttavia superiore a quella registrata nell'insieme degli altri settori economici, pari al 6%.

Il dato conferma che commercio, servizi e attività collegate al terziario rappresentano un ambito particolarmente rilevante per chi sceglie di avviare o gestire un'impresa prima dei 35 anni.

Lombardia in testa per presenza di giovani imprenditori

La distribuzione territoriale delle imprese giovanili mostra una concentrazione significativa nelle regioni settentrionali.

Quasi la metà dei giovani imprenditori italiani opera nel Nord, con la Lombardia al primo posto per presenza di attività guidate da under 35.

Considerando l'intera economia, negli ultimi sette anni il Nord ha registrato una diminuzione delle imprese giovanili del 3,2%, sensibilmente inferiore rispetto alle altre aree del Paese.

Nel Centro Italia la contrazione ha raggiunto il 19%, mentre nel Mezzogiorno si è attestata al 22,9%.

Secondo l'analisi, queste differenze sono influenzate anche dall'andamento demografico, che incide sulla disponibilità di giovani potenzialmente interessati all'attività imprenditoriale.

Nel Sud, in particolare, la popolazione compresa tra i 18 e i 34 anni è diminuita del 9,7%, un elemento che contribuisce a spiegare parte della riduzione del numero di imprese giovanili.

Alloggio e attività professionali in crescita, soffre il piccolo commercio

Lo studio individua dinamiche differenti anche all'interno del terziario di mercato, dove alcuni comparti mostrano un aumento delle attività giovanili nonostante la contrazione complessiva.

Tra i settori con risultati positivi figurano le attività professionali, cresciute del 28,6%, e la grande distribuzione, che registra un incremento del 27%.

Un andamento favorevole emerge anche nel comparto dell'alloggio, dove le imprese giovanili sono aumentate del 22,8%.

Le riduzioni più significative si concentrano invece nelle attività tradizionali, soprattutto nel piccolo commercio, che risente maggiormente della diminuzione delle imprese guidate da giovani.

Le differenze tra comparti indicano una trasformazione della composizione dell'imprenditoria giovanile, con una maggiore presenza nei settori specializzati o caratterizzati da strutture organizzative di dimensioni più ampie.

Il 56,1% degli imprenditori under 35 guida aziende nate da meno di due anni

Un altro elemento emerso dall'indagine riguarda il rapporto tra l'età dell'imprenditore e quella dell'attività economica.

Il 56,1% degli imprenditori under 35 è alla guida di un'impresa costituita da meno di due anni, evidenziando il legame tra giovani titolari e nuove iniziative economiche.

La presenza di imprese recenti assume rilievo anche per l'occupazione, poiché le aziende più giovani tendono a impiegare una quota maggiore di lavoratori appartenenti alle nuove generazioni.

Nelle imprese con meno di cinque anni di attività, infatti, il 36,1% degli addetti ha meno di 35 anni, contro una media del 24,5% calcolata sull'insieme delle imprese.

Il divario mostra il contributo delle nuove attività imprenditoriali all'inserimento lavorativo dei giovani, soprattutto in alcuni settori dei servizi.

Ristorazione e sanità, quasi un lavoratore su due è under 35

La presenza di giovani lavoratori risulta particolarmente elevata in diversi comparti del terziario.

Nelle attività di alloggio e ristorazione, gli under 35 rappresentano il 49,3% degli addetti delle imprese con meno di cinque anni.

Percentuali elevate si registrano anche nella sanità, con il 47,7%, e nei servizi alla persona, dove la quota raggiunge il 46,6%.

Secondo l'Ufficio Studi di Confcommercio, una maggiore presenza di lavoratori giovani è associata anche a una più alta propensione delle imprese a investire nelle tecnologie digitali.

L'analisi rileva inoltre una relazione positiva con i risultati economici, in particolare per quanto riguarda la crescita dell'occupazione, del fatturato e della produttività.

Questi elementi vengono indicati dall'associazione come fattori che rafforzano il contributo dell'imprenditoria giovanile ai processi di innovazione del sistema produttivo.

Sangalli: intelligenza artificiale e sostenibilità cambiano le imprese

Durante il Forum nazionale, il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha richiamato le trasformazioni che interessano il mercato del lavoro e il mondo imprenditoriale.

Tra i principali fattori di cambiamento ha indicato l'intelligenza artificiale e le questioni legate alla sostenibilità ambientale, economica e sociale.

Secondo Sangalli, le imprese devono sviluppare la capacità di affrontare condizioni economiche difficili da prevedere, adattando le proprie strategie a scenari in continua evoluzione.

Il presidente ha inoltre evidenziato la responsabilità delle organizzazioni di rappresentanza nel sostenere i giovani imprenditori, ricordando che una parte rilevante delle nuove iniziative economiche nasce nei settori rappresentati da Confcommercio.

L'associazione considera quindi il supporto alle imprese giovanili una componente delle proprie attività di rappresentanza e accompagnamento del tessuto economico.

Musacci: servono regole chiare e politiche per chi avvia un'impresa

Il presidente dei Giovani Imprenditori di Confcommercio, Matteo Musacci, ha posto l'attenzione sulla necessità di riconoscere il ruolo delle imprese giovanili nelle politiche economiche e occupazionali.

Secondo Musacci, il dibattito pubblico tende a concentrarsi sulle misure per favorire l'assunzione dei giovani, dedicando minore attenzione alle iniziative che sostengono direttamente chi decide di avviare un'attività.

Il rappresentante dell'associazione ha sottolineato che le imprese guidate da giovani contribuiscono alla creazione di occupazione, all'innovazione e all'introduzione di nuovi modelli organizzativi.

Per questa ragione, Confcommercio chiede interventi che vadano oltre le agevolazioni fiscali generiche e che valorizzino le iniziative imprenditoriali capaci di generare crescita economica.

Tra le richieste avanzate figurano regole più chiare, procedure semplici e politiche di sostegno agli investimenti di chi sceglie di mettersi in proprio.

I risultati presentati al XVII Forum nazionale di Milano delineano così un quadro caratterizzato dalla diminuzione complessiva delle imprese giovanili, ma anche dalla crescita di specifici comparti e dal contributo delle nuove attività alla partecipazione dei giovani al mercato del lavoro.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to