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Mielodisplasie, studio IEO-Humanitas individua i pazienti a rischio

17/05/2026

Mielodisplasie, studio IEO-Humanitas individua i pazienti a rischio

Specifiche alterazioni epigenetiche possono aiutare a riconoscere le mielodisplasie destinate a evolvere in leucemia mieloide acuta, permettendo una gestione clinica più precisa dei pazienti e aprendo la strada a future terapie mirate. È il risultato di uno studio coordinato da ricercatori dell’area milanese, tra Istituto Europeo di Oncologia, Università Statale di Milano e Humanitas, pubblicato sulla rivista scientifica Blood.

Un passo avanti per i tumori rari del midollo osseo

Le mielodisplasie sono tumori rari del midollo osseo che, in una parte dei pazienti, possono trasformarsi in leucemia mieloide acuta, una delle forme più gravi di tumore ematologico. La difficoltà principale, per medici e ricercatori, è prevedere con maggiore accuratezza quali casi siano destinati a progredire verso forme più aggressive.

Oggi gli ematologi classificano i pazienti in gruppi a basso o alto rischio sulla base delle analisi del midollo, sede da cui la malattia ha origine. Questa classificazione, però, non riesce sempre a cogliere la complessità biologica della patologia. In circa un terzo dei pazienti considerati a basso rischio, infatti, la mielodisplasia può progredire in modo inatteso.

La ricerca, sostenuta dalla Fondazione AIRC per la Ricerca contro il Cancro, è stata coordinata da Serena Ghisletti, ricercatrice del Dipartimento di Oncologia Sperimentale dell’Istituto Europeo di Oncologia e professoressa di Biochimica all’Università Statale di Milano, insieme a Matteo Giovanni Della Porta, responsabile Leucemie dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas Research Hospital e professore presso Humanitas University.

Il ruolo dell’epigenetica nella progressione della malattia

Grazie a metodi innovativi di trascrittomica ed epigenomica, i ricercatori hanno individuato alterazioni molecolari rilevabili nel DNA capaci di fornire indicazioni sull’evoluzione della malattia. L’attenzione si è concentrata su modificazioni epigenetiche che si manifestano prima della comparsa di alcuni sintomi.

Si tratta di cambiamenti nella struttura chimica delle proteine attorno alle quali è avvolto il DNA. Queste modifiche regolano l’attivazione o l’inattivazione dei geni e possono quindi contribuire a spiegare perché alcune mielodisplasie, apparentemente meno aggressive, evolvano poi in leucemia mieloide acuta.

“Abbiamo trovato il modo di identificare quei pazienti nascosti che, pur avendo caratteristiche di basso rischio, hanno elevate probabilità di sviluppare una leucemia mieloide acuta”, ha spiegato Ghisletti. Il sottogruppo individuato presenta specifiche alterazioni nell’attivazione e nella regolazione dei geni.

PU.1 possibile bersaglio per nuove terapie

Uno degli elementi centrali emersi dallo studio riguarda la proteina PU.1, che coordina l’attività di molti geni e mette in relazione risposta immunitaria e progressione della malattia. Gli esperimenti di laboratorio hanno confermato che PU.1 favorisce la mielodisplasia: quando la sua attività viene bloccata, le cellule mielodisplastiche proliferano meno e diminuisce anche l’attività dei geni legati alle reazioni immunitarie e infiammatorie.

Secondo i ricercatori, PU.1 è quindi sia un marcatore della progressione sia una possibile causa del processo patologico. Questo la rende un bersaglio promettente per lo sviluppo di terapie a bersaglio molecolare, anche se saranno necessari ulteriori studi prima di arrivare a nuove applicazioni cliniche.

Per Della Porta, identificare il sottogruppo nascosto di pazienti ad alto rischio rappresenta la base per migliorare la gestione della malattia e costruire percorsi terapeutici più mirati. L’integrazione delle informazioni epigenetiche negli attuali sistemi prognostici viene indicata come un passaggio importante verso una medicina di precisione per la cura delle mielodisplasie.

I primi autori dello studio sono Veronica Vallelonga e Francesco Gandolfi, giovani ricercatori dell’IEO che hanno lavorato al progetto per cinque anni. Il risultato pubblicato su Blood rafforza il ruolo della ricerca milanese nel campo dell’oncoematologia e nella definizione di strumenti più accurati per prevedere l’evoluzione dei tumori del sangue.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.