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Acciaio, Assofermet critica le nuove limitazioni UE all’import

03/06/2026

Acciaio, Assofermet critica le nuove limitazioni UE all’import

Dal 1° luglio le nuove limitazioni europee alle importazioni di acciaio rischiano di scaricare costi, vincoli e burocrazia sull’intera filiera a valle. A lanciare l’allarme è Assofermet, l’associazione nazionale degli imprenditori del commercio e della prelavorazione nei settori ferro, acciai, metalli non ferrosi, rottami, ferramenta e affini, aderente a Confcommercio. Secondo l’associazione, il pacchetto di misure approvato dall’Unione europea tutela soprattutto la produzione siderurgica a monte, senza valutare in modo adeguato l’impatto su distribuzione, commercio, trasformatori e utilizzatori industriali.

Dal 1° luglio quote, dazi e nuovi obblighi

Con la scadenza dell’attuale regime di salvaguardia, entreranno in vigore nuove regole comunitarie sulle importazioni di acciaio. Il sistema prevede un contingente annuo di circa 18,3 milioni di tonnellate di prodotti siderurgici importabili senza dazio. Le quantità eccedenti saranno invece soggette a un dazio del 50%.

A questo meccanismo si aggiungono gli obblighi di tracciabilità del cosiddetto “melt & pour”, cioè il criterio che individua il Paese in cui l’acciaio è stato originariamente fuso e colato, prodotto per la prima volta in forma liquida e poi solidificato. Un adempimento che, per le imprese della filiera, comporta nuove verifiche documentali e maggiori responsabilità nella gestione degli approvvigionamenti.

Nel quadro rientrano anche gli effetti economici del CBAM, il Carbon Border Adjustment Mechanism, misura europea che introduce una tassazione sulle emissioni di carbonio associate ai prodotti importati da Paesi extra UE. La combinazione tra quote, dazi, tracciabilità e costi ambientali rappresenta, secondo Assofermet, un mix particolarmente gravoso per le aziende che acquistano, trasformano e utilizzano acciaio.

Il rischio per la filiera a valle

Assofermet osserva che il dibattito pubblico si è concentrato quasi esclusivamente sulle esigenze dei produttori, lasciando in secondo piano le conseguenze per le imprese a valle. Il nodo, secondo l’associazione, non è la singola misura, ma l’equilibrio complessivo del pacchetto approvato a livello europeo.

Le aziende della distribuzione, del commercio, della prelavorazione e della manifattura si troveranno davanti a un triplice aggravio: aumento dei costi della materia prima, riduzione delle possibilità di approvvigionamento e crescita del carico burocratico. Una pressione che può incidere soprattutto sul comparto metalmeccanico, dove l’acciaio rappresenta una componente essenziale di molte produzioni.

La limitazione delle importazioni potrebbe inoltre restringere le opzioni di fornitura disponibili, riducendo la capacità delle imprese di scegliere materiali, tempi e condizioni economiche compatibili con i propri contratti e con le esigenze dei clienti.

Competitività europea sotto pressione

Secondo Assofermet, una protezione sbilanciata rischia di produrre effetti contrari a quelli auspicati. Se l’industria europea a valle dovesse perdere competitività sui mercati globali a causa dell’aumento dei costi e dell’accumulo di vincoli regolatori, nel medio-lungo periodo ne risentirebbero anche gli stessi produttori siderurgici europei.

Il ragionamento dell’associazione è netto: se trasformatori e utilizzatori finali riducono produzione, ordini e quote di mercato, anche la domanda rivolta ai produttori di acciaio è destinata a contrarsi. La protezione del comparto siderurgico, quindi, non può essere costruita senza considerare l’intera catena industriale.

Il rischio economico riguarda non soltanto le singole imprese, ma la tenuta complessiva della manifattura europea. L’acciaio è alla base di numerosi settori produttivi, dalle costruzioni alla meccanica, dall’automotive agli impianti, fino alle infrastrutture e alla componentistica. Qualunque squilibrio nei costi o negli approvvigionamenti può riflettersi su prezzi, tempi di consegna e capacità di competere.

Le richieste di Assofermet alla UE

Assofermet chiede innanzitutto semplificazioni negli obblighi documentali, così da evitare che la tracciabilità e gli adempimenti collegati diventino un peso sproporzionato per imprese già chiamate a operare in un mercato complesso.

L’associazione sollecita anche garanzie su adeguate opzioni di fornitura, perché le limitazioni all’import non devono tradursi in scarsità di materiale o in un aumento incontrollato dei prezzi. Per le imprese a valle, la disponibilità di acciaio a condizioni sostenibili resta un fattore decisivo per mantenere commesse, produzione e occupazione.

La richiesta principale riguarda però una valutazione d’impatto seria e lungimirante sugli effetti cumulativi di quote, dazi e CBAM lungo tutta la filiera industriale. Per Assofermet, l’Unione europea deve misurare non solo la protezione dei produttori, ma anche le conseguenze su chi l’acciaio lo acquista, lo lavora, lo distribuisce e lo trasforma in prodotti finiti. Solo un approccio di filiera può evitare che una misura nata per difendere l’industria europea finisca per indebolirne una parte rilevante.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to