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Nasce in Lombardia il Cluster tecnologico della cosmetica: università, imprese e ricerca fanno sistema

14/04/2026

Nasce in Lombardia il Cluster tecnologico della cosmetica: università, imprese e ricerca fanno sistema

La Lombardia consolida il proprio ruolo di baricentro nazionale della cosmetica con la presentazione ufficiale del Cluster Tecnologico Lombardo del Made in Italy – Sistema Cosmetico, riconosciuto da Regione Lombardia come decimo cluster tecnologico regionale. La nascita di questa nuova struttura segna un passaggio rilevante per un comparto che, nella regione, ha già dimensioni industriali, capacità di export e densità occupazionale tali da renderlo uno dei più solidi d’Europa. Attorno al nuovo cluster si raccolgono università, imprese, enti territoriali e soggetti della formazione tecnica, con l’obiettivo di dare continuità e metodo a una collaborazione che finora si è sviluppata in modo vivace, ma spesso frammentato.

I numeri spiegano meglio di qualsiasi formula il peso strategico del settore. In Lombardia la cosmetica muove oltre 230 mila addetti considerando l’indotto, più della metà dell’intera forza lavoro nazionale del comparto, e conta più di 500 aziende, pari al 79,3% del totale italiano, concentrate soprattutto tra Crema, Milano, Bergamo e Monza-Brianza, in quello che viene ormai identificato come il quadrilatero della bellezza. Il giro d’affari complessivo raggiunge 11,2 miliardi di euro, circa due terzi del totale nazionale, mentre l’export vale 6,5 miliardi, cioè il 76% delle esportazioni italiane del settore. C’è poi un dato che distingue la cosmetica anche sul piano sociale e occupazionale: il 54% degli occupati è composto da donne, una quota che supera di oltre due volte la media del manifatturiero.

Il ruolo delle università nella filiera dell’innovazione cosmetica

Alla costruzione del cluster partecipa anche l’Università degli Studi di Milano, insieme al Politecnico di Milano, all’Università di Milano-Bicocca e all’Università degli Studi di Pavia. È una presenza che definisce con chiarezza l’impostazione del progetto: la cosmetica non viene trattata soltanto come industria manifatturiera ad alta specializzazione, ma come una filiera nella quale ricerca, regolazione, sviluppo prodotto, sostenibilità e competenze avanzate devono dialogare in modo permanente.

Alla presentazione, la prorettrice alla Ricerca e al Trasferimento tecnologico della Statale, Monica DiLuca, ha richiamato proprio questo doppio asse, formazione e ricerca, sul quale l’Ateneo ha costruito negli anni un contributo strutturato. Sul versante didattico, l’università ha messo a punto un’offerta specialistica e internazionale che comprende la laurea magistrale in lingua inglese Cosmetic Industrial Science, corsi di perfezionamento sviluppati con attori di riferimento del settore, come SICC e Cosmetica Italia, e un master di secondo livello dedicato alle scienze regolatorie e all’accesso al mercato.

È però nella ricerca che il sistema universitario può imprimere il salto di qualità più netto. Le competenze richiamate dalla prorettrice coprono l’intera filiera: progettazione di nuovi ingredienti, studio di formulazioni avanzate, innovazione nei processi produttivi, attenzione crescente alla sostenibilità, sicurezza dei prodotti e capacità di tradurre il sapere scientifico in applicazioni industriali. Il tratto più interessante è la convergenza di discipline differenti — chimica, chimica farmaceutica, farmacologia, tossicologia, biotecnologie, scienze dei materiali — che, lavorando insieme, rendono possibile un’innovazione meno episodica e più trasferibile al mercato.

Un’infrastruttura stabile per rafforzare leadership e competitività

Il senso industriale del cluster sta tutto qui: costruire una piattaforma stabile di collaborazione capace di unire competenze che esistono già, ma che ora possono essere coordinate con maggiore efficacia. In una filiera ampia e fortemente segmentata come quella cosmetica, la connessione tra imprese, università, centri di analisi, formazione tecnica e istituzioni locali diventa un fattore decisivo. La sfida non riguarda soltanto l’innovazione di prodotto, ma la capacità di accedere a progetti competitivi, attrarre investimenti, accompagnare le imprese nella transizione normativa e tecnologica, accelerare lo sviluppo industriale e aumentare il valore generato sul territorio.

Non a caso, accanto agli atenei, il cluster nasce con il sostegno di una rete molto articolata di soggetti pubblici e privati: Ancorotti Cosmetics, Lumson, Regi Group, Rei - Reindustria Innovazione, ITS Nuove Tecnologie per il Made in Italy, ITS Nuove Tecnologie per la Vita, Polo della Cosmesi, Eurofins Cosmetics, Camera di Commercio di Cremona, Comune di Crema, Provincia di Cremona, Acsu Cremona, oltre a nuovi ingressi come Etichub, Bettinelli F.lli, Ghiaroni e Università Cattolica del Sacro Cuore, insieme ad altre aziende che si stanno avvicinando al progetto.

L’assessore regionale all’Università, Ricerca e Innovazione, Alessandro Fermi, ha definito il riconoscimento del cluster un passaggio fondamentale per consolidare la leadership lombarda in un settore ad alto valore aggiunto, ricordando che oltre il 67% della cosmesi italiana arriva dalla regione. La presidente del Cluster Cosmetico Lombardo, Ilaria Massari, ha parlato invece del risultato di un percorso condiviso e atteso, capace oggi di dare forma a un sistema che mette insieme progettualità, competenze e visione.

Più che un contenitore istituzionale, il cluster si presenta dunque come un’infrastruttura di coordinamento. Se saprà trasformare questa massa critica in progetti, brevetti, formazione qualificata e innovazione industriale, la Lombardia potrà rafforzare ulteriormente una leadership che non dipende soltanto dai numeri già raggiunti, ma dalla capacità di continuare a generare conoscenza applicata, sviluppo produttivo e occupazione qualificata in uno dei comparti più dinamici del Made in Italy.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to