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Ozono in Pianura Padana, Legambiente chiede tagli al metano agricolo

28/05/2026

Ozono in Pianura Padana, Legambiente chiede tagli al metano agricolo

L’arrivo della prima fase di alta pressione sul Centro Nord ha già portato in Pianura Padana i primi superamenti dei limiti legati all’ozono, il gas tossico che si forma nell’atmosfera quando alcuni inquinanti vengono esposti alla radiazione solare intensa. A lanciare l’allarme è Legambiente, che ha scritto al Ministero dell’Ambiente e alle Regioni padane chiedendo un piano di azioni per ridurre le emissioni di metano da fonti agricole.

Superamenti già registrati prima dell’estate

Secondo quanto segnalato dall’associazione ambientalista, nei giorni scorsi le centraline di gran parte della Pianura Padana hanno misurato superamenti della soglia obiettivo di lungo termine dell’ozono, fissata a 120 microgrammi per metro cubo come massima media su otto ore consecutive. La normativa prevede che tali superamenti non avvengano per più di 25 giorni all’anno, ma in diverse località, in particolare lungo la fascia pedemontana lombarda, i valori oltre soglia si sono già ripetuti quotidianamente per oltre una settimana.

Sono stati registrati anche i primi superamenti della soglia di informazione, pari a 180 microgrammi per metro cubo come picco orario. Si tratta del livello oltre il quale scatta l’obbligo di informare la popolazione, così da consentire l’adozione di misure di prevenzione. Le concentrazioni più elevate sono state rilevate soprattutto nell’alta Lombardia, in aree sottovento rispetto alle correnti che trasportano gli inquinanti dalle zone metropolitane e da quelle caratterizzate da agricoltura intensiva.

Il ruolo del metano nella formazione dell’ozono

L’ozono non viene emesso direttamente, ma si forma attraverso reazioni chimiche che coinvolgono gas precursori. Tra questi rientrano gli ossidi di azoto prodotti dai motori a combustione, le sostanze organiche volatili legate all’industria e all’uso di solventi, e il metano, che in Pianura Padana deriva in larga parte da fonti agricole.

Legambiente evidenzia che le concentrazioni atmosferiche di metano sono in aumento continuo. La stazione di misura del Monte Cimone, riferimento per il Nord Italia, segnala livelli stabilmente superiori a 2.000 parti per miliardo, valori circa tripli rispetto a quelli presenti naturalmente in atmosfera prima del grande sviluppo industriale e dell’uso massiccio dei combustibili fossili.

Per l’associazione, il metano è ormai il principale precursore della formazione di ozono. Nelle regioni padane, le emissioni arrivano soprattutto dagli allevamenti e dalla coltivazione del riso. Le quattro regioni del bacino padano pesano per circa il 50% del totale nazionale delle emissioni di metano agricolo, con un contributo rilevante delle risaie nei mesi estivi, quando il riscaldamento delle acque favorisce l’attività dei batteri metanogeni.

La richiesta a Ministero e Regioni del Nord

Legambiente ha inviato nei giorni scorsi al Ministero dell’Ambiente e agli assessori delle quattro Regioni padane un piano d’azione per la riduzione delle emissioni di metano dal comparto agricolo. Le misure indicate riguardano sia la riduzione dell’intensità degli allevamenti e della coltivazione del riso, sia l’introduzione di pratiche innovative capaci di limitare le emissioni.

Nel settore risicolo, ad esempio, le tecniche di sommersione e asciutta periodica possono ridurre in modo significativo la produzione di metano. Per la zootecnia, invece, l’associazione richiama la necessità di sviluppare impianti più avanzati per la raccolta, lo stoccaggio e la trasformazione dei liquami, riducendo le perdite durante la gestione dei reflui e nella produzione di biometano.

Il direttore nazionale di Legambiente, Giorgio Zampetti, collega la riduzione dell’ozono alla necessità di tagliare gli inquinanti precursori, richiamando il Global Methane Pledge, l’accordo internazionale che punta a ridurre del 30% le emissioni di metano entro il 2030. Per Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia, le migliori pratiche dovrebbero diventare criteri qualificanti per l’accesso agli aiuti pubblici, dagli incentivi della Pac a quelli per il biometano.

L’allarme riguarda anche la salute. L’ozono esercita una forte azione tossica sui tessuti respiratori e, secondo Legambiente, produce effetti rilevanti anche sulle colture, riducendo la fotosintesi e aggravando le conseguenze delle annate siccitose. Un problema ambientale, sanitario e agricolo che l’associazione chiede di affrontare con interventi strutturali sul modello produttivo del Nord Italia.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to