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Foreste in Italia, lo studio Statale indica le aree prioritarie

05/05/2026

Foreste in Italia, lo studio Statale indica le aree prioritarie

Torino, Roma, Napoli, l’area di Milano e Brianza e il territorio compreso tra Venezia, Padova e Treviso sono tra le zone italiane in cui la creazione di nuove foreste può rispondere a più criticità ambientali e sociali. Lo indica uno studio coordinato dall’Università Statale di Milano, pubblicato sulla rivista Restoration Ecology, che ha elaborato quattro mappe nazionali per individuare dove gli interventi di afforestazione possano produrre i maggiori benefici per biodiversità, salute, clima e risorse idriche.

Il lavoro parte da una domanda operativa: dove conviene piantare nuove foreste per ottenere risultati reali? La risposta, secondo i ricercatori, non può essere affidata a scelte generiche, perché ogni territorio presenta caratteristiche diverse e ogni obiettivo richiede criteri specifici. Un’area utile per rafforzare la biodiversità, per esempio, non coincide necessariamente con quella più efficace per assorbire carbonio o migliorare la regolazione dell’acqua.

Quattro mappe per guidare il rimboschimento

Lo studio è stato coordinato dal Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università Statale di Milano, in collaborazione con Stefano Boeri Architetti, CNR-IBBR di Firenze, Politecnico di Milano e Università di Sassari. I ricercatori hanno utilizzato dati geospaziali ambientali e sociali disponibili su scala nazionale, costruendo mappe di priorità collegate a quattro obiettivi coerenti con l’Agenda 2030 dell’Onu.

Le carte riguardano il miglioramento della connettività ecologica, la tutela della salute umana, la mitigazione del cambiamento climatico e la regolazione del ciclo dell’acqua. L’afforestazione, cioè la creazione di nuove foreste, viene considerata una strategia rilevante perché i boschi contribuiscono all’assorbimento di CO2, al contenimento delle temperature, alla qualità dell’aria e dell’acqua, alla protezione del suolo e al benessere delle persone.

Il tema ha anche una ricaduta diretta sulle politiche pubbliche, poiché il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza prevede la messa a dimora di 4,5 milioni di nuovi alberi entro il 2026. Per questo, sottolinea lo studio, la scelta dei luoghi diventa decisiva: interventi realizzati in aree poco idonee o senza analisi preliminare rischiano di generare benefici ridotti, o persino effetti indesiderati.

Città e pianure agricole al centro delle criticità

Per la biodiversità, le priorità emergono soprattutto nelle aree più antropizzate e frammentate, come pianure agricole e contesti urbani, dove la pressione delle attività umane interrompe la continuità degli habitat. In questi territori, nuove superfici boscate possono contribuire a ricucire corridoi ecologici e a migliorare le condizioni per specie vegetali e animali.

Per la salute umana, invece, l’attenzione si concentra sulle grandi città, dove temperature elevate e inquinamento atmosferico incidono maggiormente sulla popolazione. In questi contesti, il verde non ha soltanto una funzione paesaggistica, ma può diventare uno strumento di prevenzione ambientale, con effetti sul microclima urbano e sulla qualità dell’aria.

La mitigazione climatica presenta una distribuzione diversa: il potenziale più alto viene individuato soprattutto nelle regioni montane e nelle aree a clima temperato umido. Per la regolazione idrica, invece, le priorità riguardano contesti urbanizzati e paesaggi viticoli, dove la presenza di nuove foreste può migliorare la capacità del suolo di trattenere e infiltrare l’acqua.

Milano, Brianza e grandi aree urbane tra i punti sensibili

La sovrapposizione delle quattro mappe mostra che i principali centri urbani italiani sono interessati da più problematiche contemporaneamente. Tra le aree citate dallo studio figurano Torino, Roma, Napoli, Milano e Brianza, oltre alla fascia tra Venezia, Padova e Treviso. Qui la pianificazione del verde assume un valore strategico, perché può incidere su mobilità termica, qualità dell’aria, gestione dell’acqua e vivibilità dei quartieri.

Giorgio Vacchiano, docente di Scienze e Tecnologie dei sistemi arborei e forestali all’Università Statale di Milano, richiama però un elemento essenziale: i benefici non sono immediati. Le nuove foreste hanno bisogno di crescere e maturare prima di fornire habitat, raffrescamento urbano e assorbimento di carbonio in misura significativa. Nelle città, secondo il docente, servono almeno 20 anni perché questi effetti diventino pienamente rilevanti.

Per Chiara Gibertini, prima autrice dello studio e ricercatrice dell’Università Statale di Milano, il lavoro offre uno strumento concreto per orientare le politiche di afforestazione. Pianificare sulla base di dati scientifici permette di concentrare risorse e interventi dove possono produrre il massimo impatto ambientale e sociale, soprattutto in una fase segnata da pressione sugli ecosistemi, cambiamento climatico e disponibilità limitata di fondi pubblici.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.