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Milano, al Museo di Storia Naturale arriva “Dentro la Metamorfosi” di Maria Cristina Finucci

17/04/2026

Milano, al Museo di Storia Naturale arriva “Dentro la Metamorfosi” di Maria Cristina Finucci

Al Museo di Storia Naturale di Milano prende forma un’esperienza immersiva che intreccia arte, scienza e coscienza ambientale, portando il pubblico dentro una riflessione visiva e concreta sullo stato degli oceani. Dal 14 aprile all’8 novembre 2026 sarà infatti visitabile “Dentro la Metamorfosi”, installazione di Maria Cristina Finucci curata da Marcello Farabegoli e prodotta da Marevivo, promossa dal Comune di Milano con il sostegno della Fondazione Hillary Merkus Recordati.

La mostra inaugura TRACCE, primo capitolo di un percorso multidisciplinare e quadriennale promosso dagli Istituti Scientifici del Comune di Milano – Museo di Storia Naturale, Acquario Civico e Planetario – pensato per aprire un dialogo stabile tra cultura e ricerca scientifica. L’esposizione entra anche nel calendario della Milano Art Week 2026, in programma dal 13 al 19 aprile, e si inserisce così in una settimana in cui la città diventa uno spazio diffuso dedicato ai linguaggi dell’arte contemporanea.

Un’installazione immersiva contro l’inquinamento da plastica

Il cuore del progetto è una grande installazione che occupa la sala espositiva al piano terra del museo e accompagna i visitatori in un percorso fatto di piccole stanze luminose e gonfiabili, membrane traslucide attraversabili come se facessero parte di un unico organismo vivente. Non si tratta di semplici ambienti da osservare, ma di spazi in cui entrare fisicamente, pensati per evocare fragilità, trasformazione e disorientamento, mettendo il pubblico in una posizione attiva di fronte al tema dell’emergenza ambientale.

All’interno di queste strutture prendono forma scene costruite a partire dalla ricomposizione di oggetti di plastica dispersi e ridotti in microplastiche. Dai frammenti emergono figure ibride, seducenti e inquietanti, che restituiscono l’immagine di un ecosistema alterato dall’azione umana. L’effetto cercato non è decorativo, ma profondamente critico: la plastica appare colorata, quasi innocua, ma lascia affiorare la minaccia che porta con sé, mostrando la trasformazione degli oceani da fonte primaria di vita a luoghi di accumulo di rifiuti e squilibri.

Arte, intelligenza artificiale e responsabilità ambientale

Il progetto utilizza anche l’intelligenza artificiale, già impiegata nella fase iniziale sviluppata per il CY-FEST di Yerevan nel 2023, per simulare il processo di frammentazione della plastica operato dal mare e la successiva ricomposizione dei materiali. In questo caso la tecnologia non viene usata per spettacolarizzare il problema, ma per renderlo più leggibile, amplificando il messaggio etico, ambientale e scientifico dell’opera. La direzione è precisa: non immaginare un mondo sempre più invaso dalla plastica, ma aiutare a pensare un futuro che sappia farne a meno quando è inutile e distruttiva.

Secondo Rosalba Giugni, presidente di Marevivo, l’installazione vuole offrire un’esperienza capace di lasciare un segno, in un momento in cui la lotta all’inquinamento marino richiede un salto di consapevolezza collettiva. La plastica, nel progetto, diventa il simbolo di un modello produttivo che ha ignorato troppo a lungo le proprie conseguenze, mentre la mostra prova a trasformare il visitatore da spettatore passivo a soggetto chiamato a scegliere da che parte stare.

Il progetto TRACCE e il percorso di Maria Cristina Finucci

“Dentro la Metamorfosi” apre così il ciclo TRACCE, primo nucleo tematico di un programma quadriennale che nei prossimi anni si articolerà anche attraverso i capitoli Racconti sul clima, Codici e Soglie. L’obiettivo è creare spazi di confronto tra discipline diverse, con installazioni, percorsi divulgativi, incontri e momenti di ricerca condivisa. In questa cornice, il concetto di traccia viene letto come segno lasciato dalle trasformazioni ambientali, residuo che racconta ferite, mutazioni e possibilità di rigenerazione.

L’opera si inserisce pienamente nella ricerca artistica di Maria Cristina Finucci, architetta e artista da anni impegnata sul fronte dell’inquinamento degli oceani. Nel 2013 ha fondato il Garbage Patch State, uno Stato federale simbolico che riunisce le cinque grandi isole di plastica disperse nei mari, sviluppando da allora un percorso internazionale tra installazioni monumentali, videoarte, linguaggi transmediali e impegno pubblico. Le sue opere sono state presentate in sedi di grande rilievo, dall’UNESCO all’ONU, dal MAXXI al Foro Romano, passando per Expo in the City, Fuorisalone, Parigi, New York e Venezia.

La mostra milanese si propone dunque come un’esperienza culturale ma anche civile, costruita sull’idea che oggi le conoscenze scientifiche e le soluzioni tecnologiche per invertire la rotta esistano già. Ciò che manca, suggerisce il percorso, è una trasformazione culturale abbastanza forte da tradurre questa consapevolezza in pratica quotidiana. A Milano, dentro queste stanze gonfiabili e luminose, il messaggio prende corpo con immediatezza: la metamorfosi degli oceani è già in corso e riguarda direttamente il nostro modo di produrre, consumare e abitare il pianeta.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.