Milano Produttiva: PIL +0,7% e 10mila imprese in più
15/07/2026
L’economia di Milano, Monza Brianza e Lodi è cresciuta dello 0,7% nel 2025, superando l’incremento nazionale dello 0,5%, mentre il saldo tra nuove iscrizioni e cancellazioni ha raggiunto 10.007 imprese. Sono i dati centrali del 36° rapporto “Milano Produttiva”, elaborato dal Servizio Studi, Statistica e Programmazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e presentato per analizzare andamento, competitività e prospettive del sistema economico della macroarea.
La crescita registrata nel 2025 è rimasta contenuta, ma ha mantenuto un segno positivo in un contesto segnato dalle tensioni geopolitiche, dall’instabilità dei mercati internazionali e dagli elevati costi dell’energia. Il contributo principale è arrivato dai servizi, avanzati dello 0,7%, mentre l’industria ha chiuso l’anno con un incremento dello 0,4%.
Le previsioni confermano una crescita dello 0,7% nel 2026
Le elaborazioni camerali sui dati Prometeia aggiornati al primo trimestre indicano per il 2026 una crescita del prodotto interno lordo ancora pari allo 0,7%. La previsione segnala una sostanziale tenuta dell’economia locale, sostenuta dalla capacità delle imprese di adattarsi alle variazioni della domanda e alle difficoltà negli approvvigionamenti.
La macroarea composta dalla Città Metropolitana di Milano e dalle province di Monza Brianza e Lodi continua inoltre a mostrare una forte capacità di attrarre nuove iniziative imprenditoriali. Nel 2025 il saldo tra iscrizioni e cancellazioni è stato positivo per 10.007 unità, in aumento rispetto alle 8.428 del 2024.
Il tasso di crescita del sistema imprenditoriale ha raggiunto il 2,1%, un valore superiore sia alla media nazionale dello 0,96% sia al dato lombardo dell’1,41%. Il contributo maggiore è arrivato da Milano, che ha registrato un saldo positivo di 9.179 attività.
Milano guida la nascita di nuove imprese
Nella Città Metropolitana di Milano sono state iscritte nel corso del 2025 26.262 nuove imprese, contro le 25.099 dell’anno precedente. Monza Brianza ha contato 4.514 nuove attività, mentre a Lodi le iscrizioni sono state 922.
La tendenza è proseguita nei primi sei mesi del 2026. Nell’intera macroarea sono state rilevate 17.555 iscrizioni e 13.792 cessazioni, per un saldo positivo di 3.763 imprese e un tasso di crescita dello 0,8%.
Milano mantiene il ruolo di motore del territorio anche nel dato semestrale, con 14.198 nuove iscrizioni e 10.862 chiusure. La differenza positiva è pari a 3.336 unità. I numeri mostrano un tessuto economico dinamico, nel quale la nascita di nuove attività continua a superare le uscite dal mercato.
Il presidente della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, Carlo Sangalli, ha evidenziato la solidità e la competitività dell’economia milanese, ricordando la crescita delle imprese e la riduzione del tasso di disoccupazione. Tra i principali ostacoli resta però il prezzo dell’energia, considerato ancora troppo elevato per le aziende. Sangalli ha indicato lo sviluppo delle fonti rinnovabili e del nucleare tra le direttrici da valutare per ridurre i costi e rafforzare l’autonomia energetica.
Export in calo, Monza Brianza cresce del 7%
Nel 2025 Milano, Monza Brianza e Lodi hanno esportato complessivamente merci per oltre 78 miliardi di euro, con una diminuzione dell’1,2% rispetto al 2024. Le importazioni hanno invece raggiunto 110 miliardi, aumentando del 3,3%.
La macroarea ha generato il 12,2% delle esportazioni italiane e il 18,6% delle importazioni nazionali. Milano si conferma la prima provincia del Paese per valore degli scambi con l’estero: le esportazioni ammontano a 56 miliardi di euro, mentre le importazioni hanno raggiunto 87,9 miliardi.
Il capoluogo lombardo ha tuttavia registrato una flessione dell’export del 2,8%. Una contrazione più marcata ha interessato Lodi, dove la riduzione è stata del 4,4%. Monza Brianza è risultata l’unica provincia della macroarea in controtendenza, con un aumento delle esportazioni del 7% e un valore complessivo di 15,4 miliardi di euro.
La crescita brianzola è stata sostenuta in particolare dall’industria farmaceutica e dalla produzione di articoli in metallo, comparti che hanno compensato le difficoltà osservate in altri segmenti manifatturieri e sui mercati esteri.
Energia al centro della competitività delle aziende
La seconda parte del rapporto, intitolata “La questione energetica e la sfida per la competitività”, analizza l’impatto delle fonti e dei costi di approvvigionamento sul sistema produttivo italiano. Il documento esamina le conseguenze economiche delle tensioni in Medio Oriente, la dipendenza energetica e le ricadute delle oscillazioni dei prezzi sulle imprese.
Un approfondimento è dedicato alla transizione energetica italiana e alla velocità con cui vengono installati nuovi impianti alimentati da fonti rinnovabili. Il rapporto affronta anche lo stato della tecnologia nucleare di nuova generazione, valutandone le prospettive e il possibile contributo alla disponibilità futura di energia.
L’analisi comprende inoltre i flussi di investimenti diretti esteri diretti verso Milano, Monza Brianza e Lodi, insieme ad alcune esperienze aziendali legate alla sostenibilità. La capacità di attirare capitali internazionali, innovare i processi produttivi e contenere la spesa energetica viene indicata come uno dei principali fattori per preservare la competitività della macroarea.
I risultati del rapporto descrivono quindi un sistema produttivo che continua a crescere e a generare nuove imprese, pur mostrando segnali differenziati sul commercio estero. Il costo dell’energia e l’incertezza internazionale restano le variabili maggiormente in grado di condizionare investimenti, produzione e sviluppo nei prossimi mesi.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to