Tumori, prorogata al 2027 la ricerca guidata da Mantovani
15/07/2026
Regione Lombardia ha prorogato fino al 31 dicembre 2027 il progetto scientifico dedicato allo sviluppo di nuovi strumenti per la diagnosi e il possibile trattamento dei tumori attraverso molecole del sistema immunitario. La decisione della Giunta riguarda la ricerca vincitrice del premio “Lombardia è Ricerca” 2024, coordinata dal professor Alberto Mantovani e sostenuta con risorse regionali dopo i primi risultati ottenuti nei laboratori lombardi.
Il programma era stato avviato nell’aprile 2025 e avrebbe dovuto concludersi entro la fine del 2026. La proroga di un anno è stata approvata su proposta della Direzione generale Università, Ricerca e Innovazione, in seguito alla richiesta del gruppo scientifico, che ha comunicato progressi rilevanti ma anche la necessità di proseguire le sperimentazioni prima di arrivare a valutazioni definitive.
Anticorpi monoclonali contro due molecole immunitarie
Il progetto, intitolato “Nuove molecole coinvolte nell’immunità innata nei tumori”, studia alcuni meccanismi che regolano la risposta dell’organismo alle cellule neoplastiche. L’obiettivo è produrre strumenti capaci di riconoscere specifiche proteine e verificarne l’utilità nella diagnosi oppure come possibili bersagli per future terapie.
I ricercatori concentrano l’attenzione su due molecole ancora poco esplorate: una proteina della famiglia MS4A, denominata MS4A4A, e il recettore IL1R8. Quest’ultimo è già conosciuto per il suo ruolo nella regolazione della risposta immunitaria, mentre la funzione della proteina MS4A4A risultava meno definita.
Entrambe appartengono al cosiddetto “ignoroma”, termine con cui la comunità scientifica indica l’insieme di geni e proteine sui quali le conoscenze disponibili sono ancora limitate. La loro presenza è stata individuata nei macrofagi e in altre cellule mieloidi, elementi coinvolti nei processi di difesa dell’organismo e nella relazione tra infiammazione, sistema immunitario e sviluppo delle neoplasie.
Il risultato più avanzato ottenuto finora riguarda la produzione, per la prima volta, di anticorpi monoclonali in grado di riconoscere MS4A4A. Il gruppo dispone inoltre di anticorpi diretti contro IL1R8. I prossimi esperimenti serviranno a verificare in laboratorio la loro attività biologica e a stabilire se possano diventare strumenti diagnostici o candidati per ulteriori applicazioni terapeutiche.
Lo studio riguarda leucemie, linfomi e mieloma
Le attività si concentrano soprattutto sui tumori emopoietici, malattie che colpiscono il sistema responsabile della produzione delle cellule del sangue. Tra le patologie analizzate rientrano leucemie, linfomi e mieloma, per le quali la comprensione delle interazioni tra cellule tumorali e risposta immunitaria può aprire nuovi percorsi di ricerca.
La sperimentazione integra studi di base e possibili applicazioni cliniche. Le molecole vengono analizzate per comprendere il loro comportamento nei processi infiammatori, nella regolazione delle difese immunitarie e nella progressione delle neoplasie. Gli anticorpi ottenuti dovranno ora essere sottoposti a prove approfondite, necessarie per misurarne selettività, efficacia e sicurezza.
Mantovani ha precisato che i dati saranno progressivamente condivisi con la comunità scientifica dopo le verifiche e le validazioni previste. La disponibilità di strumenti prima inesistenti rappresenta comunque un passaggio concreto per la prosecuzione del programma, pur senza anticipare risultati clinici che richiederanno ulteriori fasi di studio.
Quattro istituzioni lombarde impegnate nel progetto
La ricerca viene svolta interamente in Lombardia attraverso una collaborazione tra Irccs Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, Irccs San Gerardo dei Tintori di Monza, Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo e Università degli Studi di Milano.
Il coordinamento scientifico è affidato al professor Alberto Mantovani, affiancato dal professor Massimo Locati dell’Università degli Studi di Milano e dalla professoressa Cecilia Garlanda di Humanitas University. Per gli studi sulle neoplasie ematologiche partecipano anche il professor Alessandro Rambaldi dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII e il professor Andrea Biondi dell’Irccs San Gerardo dei Tintori e della Fondazione Tettamanti.
Il lavoro congiunto consente di riunire competenze di immunologia, ematologia, oncologia e ricerca traslazionale. Le analisi sperimentali possono così essere collegate alle esigenze cliniche dei reparti che seguono pazienti affetti da malattie del sangue, mantenendo un confronto diretto tra laboratorio e attività assistenziale.
Fermi: più tempo per consolidare i risultati
L’assessore regionale all’Università, Ricerca e Innovazione, Alessandro Fermi, ha spiegato che l’estensione dei tempi è stata concessa sulla base dei progressi comunicati dal gruppo di ricerca. Le attività sperimentali, ha osservato, richiedono procedure complesse e un’integrazione continua tra ricerca di base e applicazione clinica.
La Regione ha quindi fissato la nuova scadenza al 31 dicembre 2027, con l’intento di permettere agli studiosi di completare le verifiche sugli anticorpi e approfondire il ruolo delle molecole individuate. Fermi ha definito motivo di orgoglio la possibilità di sostenere sul territorio lombardo progetti scientifici con un elevato potenziale diagnostico e terapeutico.
Il progetto era stato selezionato nell’ambito del premio “Lombardia è Ricerca” 2024, attribuito a Mantovani per gli studi sui processi infiammatori e sulla loro relazione con la formazione dei tumori. Il regolamento del riconoscimento destina il 70% delle risorse economiche al finanziamento di attività collegate alla scoperta premiata.
Il premio 2026 dedicato a intelligenza artificiale e big data
Regione Lombardia ha intanto definito il tema dell’edizione 2026 del premio: “Intelligenza artificiale e big data per la medicina predittiva”. Il nuovo ambito riguarda l’impiego di algoritmi e grandi quantità di dati sanitari per individuare rischi, anticipare l’insorgenza di patologie e personalizzare i percorsi di prevenzione e cura.
Secondo Fermi, la medicina predittiva può incidere sui tempi delle diagnosi, sull’organizzazione dell’assistenza e sulla qualità della vita dei pazienti. Il premio continuerà quindi a finanziare ricerche con possibili ricadute concrete sul sistema sanitario, mantenendo il collegamento tra università, centri clinici e istituzioni regionali.
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