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Nord Ovest, cresce l'allarme per truffe online e baby gang

14/05/2026

Nord Ovest, cresce l'allarme per truffe online e baby gang

Nel Nord Ovest il 31% delle imprese del terziario segnala un peggioramento dei livelli di sicurezza nel 2025, con una crescita delle preoccupazioni legate soprattutto a truffe informatiche, aggressioni, baby gang, mala movida, abusivismo e taccheggio.

I dati presentati da Confcommercio

Il quadro emerge dall’indagine di Confcommercio sull’impatto dei fenomeni illegali per le imprese del terziario, presentata in occasione della tredicesima edizione della giornata “Legalità, ci piace”, dedicata quest’anno al tema della sicurezza nelle città.

L’iniziativa è stata aperta dal presidente Carlo Sangalli e ha visto la partecipazione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Dal rapporto emerge un Nord Ovest dove furti e rapine risultano inferiori rispetto alla media nazionale, ma dove crescono con maggiore evidenza i fenomeni collegati alla criminalità informatica.

Tra le imprese intervistate, il 26,1% indica un aumento delle truffe informatiche, mentre il 25,1% segnala una crescita delle aggressioni. A livello nazionale, i furti restano la principale fonte di preoccupazione per commercianti e imprenditori, spingendo quasi tutte le attività a investire in misure di sicurezza, sistemi di sorveglianza e allarmi antifurto.

Baby gang, mala movida e desertificazione commerciale

Un altro fronte sensibile riguarda baby gang e mala movida. Nel Nord Ovest il 49,7% delle attività si dichiara preoccupato per gli effetti di questi fenomeni sull’operatività dell’impresa, tra difficoltà nella gestione quotidiana, percezione di insicurezza e possibili ricadute sulla clientela.

Per un esercente su due, la desertificazione commerciale contribuisce a esporre il territorio alla microcriminalità. Secondo gli intervistati, il fenomeno viene alimentato dal degrado urbano, indicato dal 34,9%, dalle minori opportunità di lavoro, segnalate dal 21,7%, e dalla crescita dell’insicurezza, richiamata dal 20,8%.

Abusivismo, contraffazione e taccheggio pesano sui ricavi

Resta rilevante anche l’impatto di abusivismo e contraffazione, considerati dalle imprese una forma di concorrenza sleale. Il 50,7% degli intervistati collega questi fenomeni alla perdita di corrette condizioni di mercato, mentre il 22,6% segnala una riduzione degli introiti o del fatturato.

Il taccheggio continua a rappresentare un costo diretto per le attività commerciali. Per l’86,9% degli intervistati causa perdite fino al 2% dei ricavi, un dato che conferma il peso economico della microcriminalità anche quando gli episodi non assumono dimensioni eclatanti.

Nel rapporto, le imprese indicano come interlocutori più vicini le forze dell’ordine, le organizzazioni antiusura e le associazioni di categoria. Cresce anche il numero di imprenditori convinti della necessità di denunciare i fenomeni criminali, passaggio considerato essenziale per rendere più visibile l’impatto dell’illegalità sulle attività del territorio.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to